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GEO-FINANZA/ Ecco i "test" che bocciano l’euro

Pubblicazione:sabato 21 settembre 2013

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“La crisi è finita” hanno titolato tutti i principali quotidiani italiani. “La crisi è finita” ripetono come un mantra, dopo le ultime dichiarazioni del Centro Studi di Confindustria, sperando che sia una di quelle profezie autoavveranti, quasi che a parole si possa cambiare la realtà. Ma la realtà non cambia con le chiacchiere. E la realtà oggi dice che il Pil per il 2013 calerà dell’1,6%. Chissà perché viene da quelle stesse fonti che ultimamente non ne azzeccano una. E le stesse fonti prevedono una crescita del Pil dello 0,7% per il 2014. Ma innanzitutto dovrebbero dire di che razza di ripresa dovremmo avere, visto il tasso di disoccupazione a livelli stratosferici e in continuo aumento. E se aumenta la disoccupazione, come farà il Pil a crescere, se non con qualche abile trucco contabile? Più che le chiacchiere valgono i numeri, anzi i grafici (come quelli riportati a fondo pagina). Il primo da vedere è quello della disoccupazione a livello europeo, e la fonte è la Bce. Voi vedete forse un qualche miglioramento? Ma questo non basta, occorrono altri dati per completare il quadro della situazione. Allora vediamo, con il secondo grafico, il debito degli stati dell’Eurozona, che è in crescita esplosiva. Quindi sempre maggiori interessi da pagare ogni anno. Ma il debito non sarebbe un problema, se l’economia potesse crescere. Vediamo allora, con il terzo grafico, il Pil nella zona euro. Ecco, quel trattino alla fine sarebbe la fine della recessione. Ma a seppellire ogni ipotesi di crescita viene il deficit degli stati (ultimo grafico), sempre con dati della Bce: siamo al -4,9%, sempre ampiamente negativo.

Questo è il quadro europeo dove un’Italia già indebolita dovrebbe trovare lo spunto per “agganciare la ripresa”, altro mantra insistente di questo periodo. Con la classe politica inesistente, aggrovigliata in schermaglie lontane dai problemi della gente, mentre continua l’emorragia di aziende fallite e l’esplosione della disoccupazione, si prepara un autunno davvero caldo per l’Unione europea. Anche perché i segnali di insofferenza verso l’euro si moltiplicano anche all’estero.

La situazione è sempre più drammatica e i principali leader europei ne sono consapevoli. Barroso ha avvisato l’Italia che un’eventuale crisi politica sarebbe catastrofica per l’economia italiana. Come se ora invece andasse tutto bene. Sempre meglio che correre il rischio di andare alle elezioni e trovarsi un Berlusconi vittorioso e capace di minacciare di uscire dall’euro (come sembra abbia fatto nel 2011, prima dell’impennata dello spread e delle dimissioni forzate). Nel frattempo, la destra francese di Marie Le Pen appare avviata a una clamorosa affermazione alle prossime elezioni: secondo un recente sondaggio, il 31% dei francesi si dice disposto a votarla. E il suo programma è chiarissimo in proposito: uscita dall’euro subito, ponendo gli altri governi di fronte al fatto compiuto: o si procede a una separazione consensuale, oppure si avvierà una soluzione traumatica.

E come dare torto alla Le Pen, dopo che anche la prestigiosa École des Hautes Études di Parigi ha proposto uno studio secondo il quale Francia, Spagna e Italia beneficerebbero ampiamente dall’uscita dall’euro? Le economie nazionali riprenderebbero competitività, proprio grazie alla svalutazione della moneta nazionale, prevista intorno al 20%. Così riprenderebbero mercato le esportazioni e verrebbe svalutato il valore del debito detenuto dagli stranieri. Con il volano delle esportazioni, si riavrebbero le assunzioni; e con le assunzioni, riprenderebbe il mercato interno.

 


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COMMENTI
21/09/2013 - Non facciamoci del male con la svalutazione (Giuseppe Crippa)

Una svalutazione del 20% il motore del rilancio della nostra economia grazie alla ripresa delle esportazioni? Ma le nostre esportazioni si sono già rilanciate grazie alle capacità dei nostri imprenditori – quelli dotati di prodotti vendibili sui mercati internazionali, ovviamente - che hanno saputo riconvertire i modelli organizzativi delle loro aziende ed affrontare i mercati esteri. La nostra economia soffre tremendamente, in questo momento, di un collasso della domanda interna dovuto all’incertezza per il futuro, alla diminuzione dei posti di lavoro, al peso insostenibile di tasse, balzelli e burocrazia, ad una classe politica lontana dai problemi della gente e dedita a perseguire unicamente interessi di casta. Una svalutazione del 20% significherebbe soltanto inflazione di pari importo, un aumento incontrollato del costo di ogni bene proveniente dall’estero ed il taglio dei sudati risparmi di chi ancora ne ha… Sono certo che Diego Perna, che saluto cordialmente, sia un ottimo imprenditore ma in un settore che non prevede esportazioni. Potesse esportare all’estero dalla sua Sicilia sarebbe già fuori dalla crisi così come un buon numero di aziende del nord che conosco. Tenga duro e non si faccia del male da solo col suo eventuale voto!

 
21/09/2013 - Scappiamo dall' euro prima sia troppo tardi! (Diego Perna)

Se fossi certo che Berlusconi nel 2011 voleva uscire dall' Euro, alle prossime elezioni andrei a votare e voterei per Forza Italia, del resto non vedo nessuno che fa gli interessi della gente, anzi ormai le dichiarazioni quotidiane infarcite di ottimismo per l' uscita dalla crisi sono talmente prive di fondamento che si può dire tutto e il suo contrario. Mi stupisco però come gli Italiani siano così rassegnati a questo stato di cose.Buona giornata