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Economia e Finanza

PRIVATIZZAZIONI?/ Debenedetti: ecco l’errore di fondo del governo

Fabrizio Saccomanni (Infophoto)Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Sì, lasciando che sia il mercato a riaggregarle. E tenendo presente che solo le aziende pubbliche possono non fallire mai: un’azienda privata in regime di concorrenza può andare bene ma anche male. Il mercato prevede che un’azienda possa anche fallire. Perché in un mercato libero, il fallimento di un’azienda è un’opportunità per il suo concorrente. Individuare le aziende o i rami d’azienda che possono avere successo concentrandosi solo sul proprio mestiere non è facile, è una scelta imprenditoriale non il lavoro di un burocrate.

 

Può farci un esempio?

Si dice che Finmeccanica è l’azienda in cui si concentra il know how tecnico italiano. Ma le tecnologie per costruire un satellite, o un treno, o una centrale nucleare sono diverse. Non è che mettendole in una stessa scatola societaria valgano di più. Ad esempio, oggi il governo si accorge che all’interno di Poste italiane c’è un ramo di polizze vita, che con le poste ha in comune solo gli sportelli dove vengono vendute. Le lascio immaginare con quale specializzazione assicurativa. 

 

Il governo sembra agire in tutt'altra direzione.

Privatizzare non è operazione da contabili. Può servire per evitare di superare il tetto del 3% al rapporto deficit/Pil. Per carità, è importante non superarlo ed evitare di essere dei sorvegliati speciali. Ma per il Paese, ai fini della crescita del Paese, dell’efficienza del funzionamento non cambia nulla. L’obbiettivo non dovrebbe essere far fronte a quello 0,1% ma la crescita: e quindi avere attività industriali che operino sul mercato e in concorrenza.

 

Non crede che alcune aziende strategiche per il Paese non dovrebbero essere privatizzate?

Vecchia storia: e nessuno che vada a vedere dentro quello “strategico” che cosa ci sia. Prendiamo, per esempio, l’energia elettrica: è un mercato con una pluralità di concorrenti, il prezzo lo stabilisce la Borsa elettrica, c’è un’autorità di regolazione. Che cosa c’è di strategico nella presenza dello Stato? Tanto più che si è visto che lo Stato non è neppure capace di prevedere: basta guardare i costi che dobbiamo sopportare in bolletta per una politica delle rinnovabili senza senso. E poi...

 

E poi?

Non solo in Italia, ma in tutto il mondo, le aziende strategiche ricorrono a volte a “strategie” di vendita (o di acquisto) che eufemisticamente vogliamo chiamare “singolari”. Non si deve fare, ma così va il mondo. Ma è diverso se lo fa uno Stato o se lo fa un privato. Perché se lo fa uno Stato può darsi che le vicende di due poveri soldati che facevano il loro dovere si mescolino con le peculiari richieste di un cliente di elicotteri. 

 

(Paolo Nessi)

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