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ALITALIA/ Dragoni: per salvarla ci sono due "alternative" ad Air France

Pubblicazione:martedì 24 settembre 2013

Un aeromobile di Alitalia Un aeromobile di Alitalia

In quasi cinque anni Cai ha ricreato delle condizioni per cui il capitale iniziale è stato azzerato e c’è un indebitamento molto elevato, pari a oltre un miliardo di euro. E’ quindi una situazione poco appetibile per un investitore, tanto è vero che nel gennaio scorso AirFrance non ha voluto accettare la proposta dei soci italiani acquistando le loro azioni. La compagnia francese si è detta disposta a fare un aumento di capitale, ma non a pagare delle azioni che ormai non hanno valore.

 

Il mercato del trasporto aereo in Italia è incapace di produrre guadagni?

Gli spazi per guadagnare ci sono, perché il mercato dal 2009 in poi, cioè da quando è nata Cai, ha continuato a crescere. C’è stato un rallentamento negli ultimi due anni con l’acuirsi della crisi e il rallentamento del traffico. Lunedì Iata ha diffuso però dei dati sulle previsioni dei conti delle compagnie aeree mondiali, da cui risulta che nel 2013 in Europa tutte le compagnie escluse le low cost registreranno un utile complessivo pari a 1,6 miliardi di dollari. Le attese per l’anno prossimo sono che possano superare i 3 miliardi di dollari. Anche in Europa quindi il mercato del trasporto aereo offre dei margini di guadagno.

 

Ritiene che il problema di Cai siano stati gli intrecci tra aziende italiane e politica?

No, nella gestione Cai non ci sono state commistioni di economia e politica. La cordata di imprenditori ha potuto fare ciò che riteneva più opportuno, puntando a cercare di contrastare la concorrenza dell’alta velocità.

 

Allora per quali motivi l’operazione Cai non ha funzionato?

Il Piano Fenice, curato da Intesa Sanpaolo, si basava sul fatto di ricreare un monopolio attraverso la fusione di Alitalia con l’unico concorrente importante sul mercato interno, cioè AirOne. Il numero complessivo degli aerei delle due compagnie è stato ridotto di cento unità, per aumentare il tasso di utilizzo della flotta e sperare di aumentare il coefficiente di occupazione da parte dei passeggeri.

 

Qual è stato il problema di questa politica attuata dalla nuova Alitalia?

Non ha funzionato perché altre compagnie sono state in grado di effettuare quei voli che Cai non operava più. La nuova Alitalia non ha saputo offrire servizi appetibili, ha tagliato i collegamenti tra l’Italia e l’Europa, che è un mercato piuttosto redditizio, e non ha sviluppato voli a lungo raggio, che è il settore più profittevole in quanto c’è meno concorrenza e non ci sono le low cost.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
24/09/2013 - merce di scambio (LUISA TAVECCHIA)

Ho sempre sostenuto la necessità (a malincuore) del fallimento. Il fallimento può portare ad un rinnovato slancio imprenditoriale- Modestamente farei pagare i costi del fallimento a quegli sciocchi dei Sindacati, che tanto non sono colpiti dal fallimento.Mio padre mi ha insegnato a lavorare e non a vivere sulle spalle altrui. Ideologia e parassitismo hanno ridotto nazioni ricche e industriose alla miseria umana ed economica: Alitalia è divntata merce di scambio per ottnere qualcosa d'altro. grazie ciao

 
24/09/2013 - sempre il solito (Santino Camonita)

E c'è da stupirsi? Da quando in qua il sig. Colaninno è riuscito a far qualcosa di buono? E' come il Re Mida...ma all' opposto! Vi ricordate quando prese Telecom? Ancora la società paga per questo... infatti adesso i nodi sono venuti al pettine... Telecom agli spagnoli che economicamente sono , a quanto pare combinati peggio di noi, e questo la dice lunga sui capitalisti di ventura italiani...vatti a fidare del Berlusca!