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Economia e Finanza

FINANZA/ I problemi che la Germania vuol nascondere all’Europa

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Quindi, un altro mito che crolla: non è vero che il sistema di pagamento interno della Bce è soltanto una variazione tecnica, senza rischi significativi, in caso una nazione decidesse o fosse obbligata a lasciare la moneta unica. Per Bini-Smaghi, infatti, «la banca centrale (di quel Paese, ndr) non sarebbe stata in grado di ripagare le liabilities accumulate verso altri membri dell’eurosistema, le quali sono registrate nel sistema di pagamento interno dell’Unione (Target2). L’insolvenza provocherebbe perdite sostanziali per le controparti nelle altre nazioni, inclusi Stati e banche centrali». Ora, cosa sa Udo Gumpel che noi non sappiamo per essere così preoccupato riguardo Target2? L’Europa è talmente stabilizzata, come ha trionfalmente dichiarato la scorsa settimana Wolfgang Schaeuble al Financial Times, da esserci il timore che uno Stato debitore di fondi possa uscire dall’euro in insolvenza e non ripagare? È questo il timore che c’è nella Germania post-elezioni? Perché se è questo, meglio saperlo subito ed evitare lezioni da chi ha già una sua agenda politica decisa e scritta, certamente non nell’interesse comune.

La mossa del ministro delle Finanze greco, letta attraverso questa lente, parla una lingua molto differente dai dati dell’indice flash Pmi di inizio articolo. E attenzione, perché qualcosa di poco piacevole potrebbe essere non troppo distante. Venerdì 20 settembre, alle 20.05, il sito di Monte dei Paschi pubblicava il seguente comunicato: «Banca Monte dei Paschi di Siena comunica che, in relazione ai titoli (....), l’emittente eserciterà, come già accaduto il 6 febbraio per il titolo denominato “Euro 350,000,000 MPS Capital Trust I 7.990% Noncumulative Trust Preferred Securities (ISIN: XS0121342827), la facoltà di non procedere al pagamento degli interessi maturati alle prossime date di pagamento cedolari previste, rispettivamente, a partire dal 30 settembre p.v., 21 settembre p.v. e 27 settembre p.v.. Tale sospensione del pagamento degli interessi è consentita, ricorrendo determinati presupposti, dai rispettivi regolamenti dei summenzionati titoli. Per ulteriori informazioni relativamente ai suddetti titoli si rinvia ai relativi prospetti di quotazione consultabili sul sito della Luxembourg Stock Exchange www.bourse.lu».

Cosa significa? Che Mps nei prossimi giorni non pagherà gli interessi su tre notes ibride per circa 481 milioni. Siamo alla vigilia di un effetto cipriota in sedicesimi e prodromico alla nazionalizzazione? E il fatto che le azioni privilegiate undated e non cumulative emesse attraverso Antonveneta Capital Trust II abbiano perso 5 centesimi sull’euro, arrivando a quota 41 centesimi, il livello più basso dal 23 aprile, significa che gli investitori si attendono un buy-back da parte della banca senese a un valore di poco più basso dell’attuale livello di trading? Domani Mps terrà una conference call: ne sapremo di più. Forse. 

Nel frattempo, l’ennesima conferma che il sistema bancario europeo è solido come una roccia, l’ha offerta Mario Draghi in persona, il quale parlando di fronte al Parlamento europeo si è detto «pronto a usare qualsiasi si strumento, incluso un altro Ltro, per mantenere la politica monetaria». Olé, altra mega-asta di rifinanziamento a pioggia, stavolta magari allo 0,5% di interesse, così il carry-trade diventa bello corposo sui titoli di Stato! Qualcuno, forse, in queste ore sta cominciando ad affogare.

 

P.S.: Mi sbaglierò ma a mio avviso c’è il forte rischio che la Germania in novembre, massimo gennaio, tornerà alle urne. A quel punto, chi ha bisogno di un sell-off sarà accontentato. E Draghi dovrà aprire le casse.

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