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AUMENTO IVA?/ L'Ue si "prende gioco" dell'Italia

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Non dimentichiamoci che l’Italia continua a prestare le sue quote per quanto riguarda il Fondo salva-Stati, o Meccanismo Europeo di Stabilità. Non capisco come mai si riescano a trovare senza alcun problema somme superiori ai 2 miliardi, mentre per il miliardo di euro necessario per scongiurare l’aumento Iva nei prossimi 3 mesi ci sono così tanti problemi. L’Italia dovrebbe avere un potere contrattuale superiore, ma purtroppo né questo governo, né quello precedente hanno la capacità e la volontà di perorare questa causa che negli ultimi cinque anni ci ha fatto perdere un milione di posti di lavoro.

 

L’aumento dell’Iva è un’imposizione europea?

Sì. Il commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, qualche giorno fa è venuto addirittura nel Parlamento italiano a dirci che cosa dobbiamo fare. Ha sottolineato che l’Imu sulla prima casa non doveva essere cancellata, anzi bisognava provvedere all’imposizione di nuove tasse per sopperire alla mancanza di introiti. La sovranità dell’Italia è quindi messa gravemente in discussione. L’articolo 11 della Costituzione ci vincola sulla possibilità di cessione di porzioni di sovranità solo a parità di condizioni. È un principio che anche noi dobbiamo invocare più spesso, dal momento che altri paesi riescono a farlo tranquillamente mentre l’Italia se lo è del tutto dimenticato. È vero quindi che l’Ue impone l’aumento dell’Iva, ma sta all’Italia fare valere le sue ragioni come hanno fatto anche altri paesi.

 

L’abolizione dell’Imu sulla prima casa, il mancato aumento dell’Iva e il taglio del cuneo fiscale sono davvero tre obiettivi conciliabili?

Quando parliamo di riduzione delle imposte sul lavoro, non consideriamo il fatto che l’Italia deve avere necessariamente una pressione fiscale elevata proprio perché il principale strumento a disposizione di tutti i governi per la gestione finanziaria del proprio debito ci è stata tolta. Le risorse per fare fronte ai bisogni dello Stato oggi possono essere reperite solo con le tasse o con il taglio di spesa. Quando l’Italia aveva la lira c’era invece la possibilità di stampare valuta e quindi di monetizzare i fabbisogni finanziari. In questo momento ciò non è possibile, e quindi di fatto attraverso l’imposizione fiscale sia i cittadini che il sistema delle imprese sono considerati i prestatori di ultima istanza.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
25/09/2013 - commento (francesco taddei)

non è che letta "non è stato capace", non ci ha provato proprio perchè nei politici italiani senza identità nazionale l'interesse da perseguire è l'approvazione delle istituzioni europee, non l'obbligo di rappresentare il proprio popolo(italiano).