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TELECOM E ALITALIA/ Perché Colaninno e Bernabè non si dimettono?

Pubblicazione:mercoledì 25 settembre 2013

Franco Bernabè (Infophoto) Franco Bernabè (Infophoto)

I passaggi di Telecom e Alitalia sotto le bandiere, rispettivamente, spagnola e francese sono due pessime notizie. Qualunque cosa dicano liberisti e globalizzatori, si tratta di due nuove tappe di quel lungo tour verso la deindustrializzazione iniziato ormai da anni. Questo è stato detto e ridetto, scritto e riscritto ed è inutile ripetere motivazioni e argomenti ormai noti a tutti. Oggi, poche ore dopo la decisione relativa a Telecom e (si presume) poche ore prima di quella sul destino di Alitalia, vale la pena spendere due parole su un aspetto specifico di queste vicende parallele. La doppia brutta notizia sarebbe attenuata se almeno fosse accompagnata da altrettanti comunicati stampa delle società con l’annuncio delle dimissioni di Franco Bernabè dalla presidenza di Telecom e di Roberto Colaninno da quella di Alitalia. D’accordo, la situazione non cambierebbe, le due imprese passerebbero comunque in mani straniere senza alcun vantaggio per il Paese e per gli azionisti di minoranza, però almeno si affermerebbe un principio: persino in Italia una delle regole base del capitalismo viene rispettata e chi sbaglia se ne va.

Perché dico che Colaninno e Bernabè dovrebbero avere la delicatezza e il buon gusto di dimettersi? Semplice: perché la loro missione si è rivelata un insuccesso; entrambi si erano lanciati in un’impresa con un obiettivo che non sono riusciti a centrare. Probabilmente non solo per colpa loro: le condizioni esterne, il mercato, la crisi, i rispettivi azionariati confusi e titubanti, hanno reso la navigazione difficile, tormentosa. Però la realtà non cambia: se una nave non raggiunge il porto, la colpa è del capitano, o perché ha sbagliato rotta o perché non ha saputo rinunciare al comando, cedere il timone ad altri quando ha visto che la corrente era troppo forte per lui.

Colaninno è un imprenditore affermato, diventato famoso per aver scalato Telecom Italia sottraendola al nocciolo duro degli azionisti chic guidati dalla famiglia Agnelli per rivenderla poi, con lauto guadagno, alla cordata guidata da Marco Tronchetti Provera. Ha poi acquistato e rilanciato la Piaggio e altre società. Insomma, ha saputo far bene e aveva tutte le carte in regola, le credenziali giuste per guidare quell’eterogenea e stravagante squadra di patrioti chiamati da Silvio Berlusconi a garantire l’italianità della nostra compagnia di bandiera che Romano Prodi, nelle sue ultime giornate a palazzo Chigi, aveva invece già messo nella mani di Air France.

Colaninno ha creato la Cai, una newco di salvataggio per Alitalia, e ha raccolto attorno a sé il meglio (si fa per dire) dell’imprenditoria nazionale. Quel team ha dimostrato ben presto di non essere granché (c’erano anche, tanto per dire, i Ligresti e i Riva) e, soprattutto, ha detto chiaro e tondo di non voler dedicare all’italianità più di qualche spicciolo. Intanto Colaninno litigava con i manager, li sostituiva e con essi Alitalia mutava strategie con la disinvoltura di chi è abituato alle virate: prima doveva battersi sull’intercontinentale, poi accontentarsi di un ruolo di compagnia domestica concentrata sul mercato europeo; però tagliava i voli in Europa e, da ultimo, ha riscoperto il fascino del lungo raggio. Una confusione totale che, con l’aggravarsi della crisi economica, ha portato Alitalia al disastro in cui si trova oggi. Chi l’ha pilotata fin qui, appunto Colaninno, dovrebbe salutare e ringraziare i passeggeri per la loro educata pazienza, e scendere a terra.


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COMMENTI
25/09/2013 - Era tutto già scritto.... (Guido Gazzoli)

si , in effetti Colaninno dovrebbe andarsene a gambe levate...ma da qui a scrivere di insuccesso..via...in effetti il miracolo c'è stato...riuscire a creare un clone perfetto della vecchia AZ partendo da una società senza un euro di debiti e con agevolazioni colossali...manco Nostro Signore ci sarebbe riuscito... Scherzi a parte..che il piano Fenice non funzionasse già nel 2008 l'avevano detto quasi tutti..strano che un manager navigato come Colaninno non se ne sia accorto....o no ? Intanto 5miliardi di Euro e 10000 lavoratori licenziati ringraziano..ma se facessimo pagare l'aumento dell'IVA e l'IMU a questi manager da strapazzo ? Vi ricordate di un tale Alejandro De Tomaso , il loro capostipite ?