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Economia e Finanza

ALITALIA/ Caro Lupi, perché al posto di Air France non seguiamo "l'italiana" El-Al?

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A meno che la politica si accorga che svendere il Paese come ha fin qui fatto, per difendere interessi di banche o di supposti industriali che ben poco hanno a che vedere con quelli della nostra nazione, è un boomerang che alla fine si ritorcerà sulle sue innumerevoli colpe e, per una volta tanto, faccia gli interessi dell’Italia intera. Come? Non certo allungando il cassonetto della Cigs come finora lei ha proposto, né tanto meno paventando l’entrata in un’alleanza come Air France-Klm dalla porta di servizio come una vittoria, ma puntando i piedi come hanno fatto anni addietro e continuano a fare altre nazioni in difesa dei loro interessi come Paese e finalmente (ma sarà proprio impossibile) utilizzando risorse che dimostrino competenza nel settore (ne abbiamo avute e ne abbiamo a dismisura) per elaborare una strategia che possa permetterci di sopravvivere sviluppandoci invece che ridurci. Anni fa proprio un manager italiano, Michele Levi, salvò la compagnia israeliana El-Al da un disastro molto simile a quello di Alitalia e nel giro di due anni, senza licenziare nessuno, seppe portarla a dei record di ricavi mai registrati prima. Ed era pure Console onorario d’Italia a Tel Aviv.

Siamo un Paese che gode di una posizione invidiabile al centro del Bacino del Mediterraneo e contemporaneamente dell’Europa, possediamo dei flussi migratori che potremo riconquistare facilmente, siamo ancora una potenza turistica: tutti fattori che posseduti anche singolarmente farebbero la fortuna di un vettore aereo. Chissà perché Air France tutt’un tratto dal disinteresse più totale è passata alla fretta di chiudere il tutto per un piatto di lenticchie. Non sarà per caso che l’araba Etihad, entrando con una quota minoritaria ma anche con una cinquantina di opzioni su aeromobili di lungo raggio potrebbe trasformare Alitalia in un competitor di prim’ordine da attuale fedele vassallo?

Un’inversione forte di tendenza è più che auspicabile, doverosa, altrimenti ci ridurremmo a fare da baristi negli aeroporti, al servizio di nazioni più intelligenti. Anni fa il regista Moretti creò uno slogan per D’Alema: “Dì qualcosa di sinistra!”. Ecco, io lo modificherei un poco e lo estenderei a tutto l’arco politico che cinque anni fa creò il miracolo di buttare dalla finestra persone e miliardi per creare l’esatto clone di un fallimento. Si tranquillizzi, sappiamo benissimo tutti che questo evento fu possibile grazie anche all’enorme contributo del Pd e dell’arco sindacale. Chiudo quindi questa mia con un’esortazione: “Fateci vedere qualcosa PER l’Italia!”.

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COMMENTI
26/09/2013 - Inoltrare al sign.Renzi per approfondimenti. (MASSIMO BERTOLESI)

Non conosco il tema "Alitalia" salvo per ciò che ho appreso via via dalla stampa.Gazzoli argomenta bene ed ha un punto di vista stimolante.E' fondato ciò che scrive?Non lo so.Sicuramente chi si è occupato fino ad oggi di Alitalia, a diverso titolo ed a caro prezzo,ne sapeva quanto se non meno di lui. Fossi in Gazzoli, indirizzerei però la missiva al sign.Renzi, che è ambizioso e sgomita per trovare un posto in prima fila. Sono convinto che in tanti vorremmo vederlo confrontarsi con problemi concreti, anche di politica industriale. D'altra parte,le vicende di questi giorni,in cui sono(di nuovo)coinvolte grandi aziende italiane, sollecitano la politica a un rapido cambiamento di rotta e di marcia. Non vedo questa capacità dentro il governo:si attiva solo se ha il fiato sul collo di chi, da fuori, ha i numeri e scalpita per prenderne il posto.