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DA TELECOM A.../ Tutte le "fregature" che ci ha rifilato la Spagna

Pubblicazione:giovedì 26 settembre 2013

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Chi fu a rifilare quella colossale fregatura che passava sotto il nome di Recoletos a Rcs per la cifra folle di 1,1 miliardi di euro, quando il Washington Post - avete letto bene - è passato di mano per 129 milioni di dollari poco tempo fa? Santander. E chi c’è nel patto di sindacato di Rcs, oltre a Fiat? Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, oltre alla Pirelli di quel Tronchetti-Provera che Telecom la guidò prima dell’operazione Telco. Stesso protagonista per la questione Antonveneta: chi vendette a Mps a un prezzo più che raddoppiato l’istituto veneto? Santander. La quale, oltretutto, quando concluse l’affare con Mps (l’8 novembre 2007), in realtà non aveva ancora comprato Antonveneta e mai la comprò davvero, se non per qualche ora e senza versare nulla: non aveva pagato un centesimo, si era solo impegnata con Abn e cedette così a Rocca Salimbeni qualcosa che ancora non era suo. Un immenso scaricabarile. E guarda caso sempre Santander lo scorso 13 settembre, con un report, rilevava come apparisse improbabile che Telefonica rafforzasse la sua presenza in Telecom, perché avrebbe aumentato il carico del proprio debito. Per gli analisti della banca spagnola, più in generale, il rischio è che l’interesse di soggetti stranieri venga fermato dal governo, mentre l’unico modo per evitare una ricapitalizzazione è vendere Tim Brasil. Tredici giorni fa.

Poco più di un mese fa, invece, il duo Telefonica-Santander, con il terzo alleato Caixa Bank, ha ottenuto il via libera dall’Unione europea per la creazione di una joint venture per il commercio telematico, il cosiddetto e-commerce: per i regolatori di Bruxelles, «l’operazione non susciterebbe preoccupazioni per la competizione e la concorrenza». Insomma, dopo Visa e Vodafone e Mastercard e Deutsche Telekom, un nuovo soggetto «per sviluppare nuove opportunità di business basate sulle ultime tecnologie di comunicazione e del mondo mobile». Cioè un servizio di pagamento P2P e una community tra consumatori e retailers in grado di raggiungere soltanto in Spagna 600mila aziende, ma l’idea è quella di estendere a livello globale il nuovo servizio. Come abbiano fatto i tre cavalieri dell’operazione a ottenere il via libera delle autorità europee, trattandosi di una joint venture, in tempi così brevi appare un mezzo mistero, visto il precedente britannico di Vodafone, EE e O2, la cui unione per una nuova piattaforma denominata Weve ci mise tempi biblici a causa dell’opposizione dell’altro operatore, Tre. Inoltre, sia Santander che Telefonica stanno aggredendo in maniera sempre più decisa il mercato dell’America Latina, facilitati anche dal legame linguistico, tanto che il gigante del credito sta puntando tutto in quei Paesi per dimostrare a livello europeo che è capace di restare sul mercato nonostante la crisi nell’eurozona e il fatto che le banche spagnole abbiano beneficiato di aiuti dell’Ue. Loro, però, sanno difendere i loro interessi, sanno fare sistema, non litigano nei patti di sindacato, facilitando i concorrenti. Come valutare, alla luce di questo colossale conflitto d’interessi, il report di Santander su Telecom-Telefonica dello scorso 13 settembre?

Ora l’attenzione si sposta al 3 ottobre, giorno del cda di Telecom nel quale Bernabé, oltre a presentare un nuovo progetto industriale, dovrebbe anche chiedere un aumento di capitale dai 3 ai 5 miliardi, soprattutto per evitare il downgrade del rating che porterebbe le emissioni obbligazionarie della società a livello “junk”, ovvero spazzatura. L’aumento di capitale, in effetti, potrebbe svelare le reali intenzioni di Telefonica: i timori di molti è che, per ridurre il debito, Telefonica venderà tutti i pezzi pregiati di Telecom e, dunque, soprattutto il Brasile e l’Argentina, dove la società è già presente. E con il Brasile, che da solo vale intorno ai 7 miliardi di euro, Telefonica si ripagherebbe abbondantemente di tutta l’operazione. Ma con gli interessi congiunti di Telefonica-Santander in America Latina, converrà vendere i gioielli sudamericani? E se sì, per ripagare l’operazione, a chi?


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COMMENTI
26/09/2013 - Rischio per la sicurezza del Paese... ma dai! (Giuseppe Crippa)

Non vorrei che Bottarelli fosse l’unico italiano che ieri ha preso sul serio l’uscita del presidente (senatore leghista) del Copasir che si è detto preoccupato per il fatto che una Telecom Italia in mani straniere sia un rischio per la riservatezza delle nostre comunicazioni. Questa uscita ieri ha fatto ridere milioni di italiani: tutti coloro che ricordano quanto fossero sicure le comunicazioni telefoniche al tempo della Telecom di Tronchetti Provera (vedi Tavaroli, Cipriani, Mancini, il Tiger Team ecc. ecc.)

 
26/09/2013 - Ha ragione da vendere... (Guido Gazzoli)

..ma è dal 1992 che la Spagna ha inizito a colonizzare economicamente l'area latinoamericana..basti vedere cosa si è "comprata" in Argentina , Brasile , Venezuela a, acquisizioni fatte con capitali spesso costituiti da bond degli Stati proprietari degli assett . Ora hanno l'occasione di mettere le mani sulla Nazione più ricca , il Brasile , e siamo noi a dargliene l'opportunita....Le ricordo però che TIM Brasil . creata da un manager Italiano di Telecom con pochi mezzi ma molta creatività e diventata in poco tempo una potenza tanto da fornire gli unici utili del gruppo ( Oddio..anche Telecom Argentina li macinava ) , finì per essere "bloccata" nel suo sviluppo proprio da pezzi grossi della Telecom Italia arrivati li a smantellare tutto ..tanto che il manager "creativo" dovette abbandonare non solo la sua creatura... Insomma un Telekiri e un Alikiri ( guarda caso con gli stessi personaggi) degni di un Paese come il nostro..purtroppo abbiamo un Letta , mica un Roosvelt...