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TELECOM ITALIA/ 1. Chirichigno (ex ad): una "disfatta" iniziata nel '99

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La Telecom che ho lasciato era ricca sotto tutti i punti di vista, perché all’epoca si lavorava più per aumentare il valore dell’azienda che per distribuire dividendi. I problemi della compagnia italiana sono incominciati quando è stata attuata una scalata a debito, cioè senza soldi in contanti, passando così da una situazione finanziaria molto florida a condizioni tali da imporre alla società di lavorare non soltanto per fare utili, ma per pagare i debiti. Quando i debiti sono eccessivi portano naturalmente a una situazione piuttosto difficile da gestire, perché le telecomunicazioni sono una struttura che ha bisogno di enormi investimenti i cui ritorni sono sicuri ma a lungo termine.

 

Che cosa se ne farà ora Telefonica della maggioranza di Telecom?

Le possibili sinergie tra due società di telecomunicazioni sono infinite. A fronte di un progetto che per il momento sembrerebbe soltanto finanziario, anche se in realtà non è così, ci sarà un piano industriale. Le sinergie consentiranno una diminuzione dei costi e quindi un’ottimizzazione dei risultati.

 

Ritiene che il governo italiano avrebbe dovuto fare qualcosa invece di restare a guardare?

Se non altro avrebbe dovuto dire se è o meno d’accordo, anche se non sempre in questi casi vale la regola del silenzio-assenso. Lunedì ho partecipato a un convegno nella sede dell’Unione europea, cui erano presenti tutti i politici e gli amministratori delegati che potevano dire la loro. Tra i politici c’era anche il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ma nessuno ha fatto un solo cenno al caso Telecom. Quindi evidentemente avevano l’obbligo del silenzio perché la notizia dell’acquisizione non era ancora stata resa nota, ma ritengo che un tipo di comunicazione d’indirizzo potesse anche essere messa in atto.

 

(Pietro Vernizzi)

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