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FINANZA/ Iva ed euro, i conti dell'Ue non tornano

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Al contrario, gli effetti di una svalutazione del 20%, avrebbe un conseguente aumento dei profitti del 20% (oppure una maggiore capacità di scontare i prezzi, e quindi di battere la concorrenza). In altre parole, l’impatto di una qualsiasi svalutazione della moneta nazionale (del 20% o altro) avrebbe conseguenze limitate sul mercato interno, ma avrebbe pieno beneficio sulle esportazioni. Questo è il motivo fondamentale per cui, secondo gli studi citati nel mio articolo, Italia e Spagna avrebbero un gran beneficio a tornare a una valuta nazionale. E se lo dice la Ecole des Hautes Etudes di Parigi, c’è da credergli.

Inoltre, la storia, che è sempre maestra, già ci ha mostrato esempi chiari di quanto qui esposto. Quando nel 1992 ci fu l’attacco speculativo di Soros alla lira, fummo costretti a uscire temporaneamente dallo Sme e a svalutare del 20%. Ma la nostra inflazione, tra il ‘92 e il ‘93, passò dal 5% al 4%: addirittura diminuì. E lo stesso accadde alla nascita dell’euro, con la moneta unica che si svalutò di circa il 30% rispetto al dollaro: ma noi non abbiamo visto un’inflazione del 30%. Quindi queste sono le ragioni che dovrebbero cancellare ogni incertezza sul ritorno a una moneta nazionale: sarebbe per noi conveniente perché lo dicono autorevoli studi, perché ce lo dice il buon senso, perché ce lo mostra la storia con i suoi fatti.

Del resto, sarebbe logico che un’azienda italiana, dovendo competere con una pari azienda tedesca, usufruisse del vantaggio di una moneta che si svaluta progressivamente: infatti, un’azienda italiana avrebbe a che fare con le complicazioni e con le inefficienze tipiche della burocrazia italiana, quindi sarebbe ben giusto e ovvio che venisse compensata dal vivere in un ambiente più complicato dal fatto di utilizzare una moneta vantaggiosa per il suo business.

E non varrebbe la considerazione che, invece di utilizzare una moneta propria, la burocrazia italiana dovrebbe essere costretta a cambiare e rendersi efficiente. Questo infatti non risolverebbe l’ambiguità di fondo del modello “a esportazioni” oggi dominante: se tutti, per crescere, devono esportare, dove andrà ad esportare il mondo intero, sulla Luna? O su Marte? La verità è che c’è molto da cambiare nella struttura dell’economia e della finanza internazionale. Ma in attesa di questo, occorre intanto poter difendere l’industria e la manifattura italiana, senza farsi schiacciare da una moneta che non è al servizio della nostra economia reale.

Di questo le imprese si sono accorte ormai già da tempo. E sempre più si diffondono sistemi di Moneta complementare. E questa è l’unica strada per un ripresa duratura e una piena occupazione: poter disporre di una moneta che sia al servizio dell’economia reale.

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COMMENTI
27/09/2013 - Ottimo articolo, rara onestà intellettuale (Vieri Biobo)

Egregio Sig. Passali, leggo da qualche tempo il Vostro sito in quanto uno dei pochi in grado di evidenziare le cause, a mio avviso, reali della "crisi" alla quale stiamo assistendo con sempre più preoccupazione, checchè le anime pie sostengano su una eventuale ripresa p.v., oggi. Personalmente mi resi conto della follia del progetto monetario Euro 10 anni or sono, quando mi imbattei nella Teoria dell' Area valutaria ottimale di Mundell. Le segnalo un video su YT in cui il buon Romano Prodi stesso ammette alla ben celata (dai media nostrani) realtà di una Germania che profitta largamente sulle nostre spalle grazie all' Euro: fonte: https://www.youtube.com/watch?v=jcKSAFzT56k Le segnalo inoltre il nostro (o loro?) caro Monti dichiarare qualche temp fa che "un'Italia fuori dall'Euro sarebbe grosso problema per le esportazioni tedesche" fonte: http://www.ilmondo.it/top10/2012-05-24/monti-cara-merkel-italia-fuori-dall-euro-problema-voi_10825.shtml Il progetto di rincorrere la G. sul campo della "competitività" tramite le c.d. riforme strutturali e ben più grave, compressione salariale, sia pura follia. Sia per la difficoltà del riformare nel nostro paese, sia perchè modello neo-mercantilista è gioco a somma zero, e ultimativamente porterà a necessità di nuove compressioni salariali, etc. dunque una prospettiva non rosea. Il povero Giuseppe Crippa è mera vittima di propaganda decennale pro-Euro basata su fuffa e falsità.