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FINANZA/ Iva ed euro, i conti dell'Ue non tornano

L’aumento dell’Iva previsto per il primo di ottobre rischia di deprimere l’economia, che già deve fare i conti con una moneta che non l’aiuta. L’analisi di GIOVANNI PASSALI

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A volte le dichiarazioni inopportune, da parte di un politico, capitano. Nel senso che a volte capitano eventi che smentiscono immediatamente quanto si è appena dichiarato. Comunque sia, quanto capitato al ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, è un caso esemplare di tempismo nel dire la cosa sbagliata. Dopo le indiscrezioni dei giorni precedenti sull’ipotesi che l’Italia superi il limite del 3% del rapporto tra deficit e Pil, ha affermato che tale soglia (che implica l’apertura di una procedura per infrazione) non verrà sorpassata; e subito, il giorno dopo, nel Def (il Documento di programmazione Economica e Finanziaria) è stato scritto nero su bianco che il rapporto tra deficit e Pil dell’Italia è al 3,1%. Vale poco dire che l’importante è tornare al 3% entro l’anno, e che il Ministro voleva dire proprio questo, cioè che entro l’anno saremo al massimo al 3%. L’effetto mediatico è stato questo: un giorno con i titoli dei giornali con le dichiarazioni di Zanonato: “Non supereremo il 3%” e il giorno dopo con i titoli sul Def: “L’Italia al 3,1%”.

Ora il problema, come con Monti e la Fornero, non sono le gaffe. Il problema vero sono i contenuti che esse nascondono. Cosa può cambiare, se il deficit è al 3,1% del Pil? Avremo una procedura di infrazione da Bruxelles, dovremo tirare un pochino la cinghia e torneremo al di sotto del limite del 3%, magari complice una ripresina (che nessuno vede). Il vero problema è che ci danno da bere che il rapporto tra deficit e Pil sia un indicatore sotto controllo, o controllabile. Il deficit potrebbe esserlo (ma non dimentichiamo che dipende pure dagli enti locali, oltre che dall’andamento dei mercati finanziari), ma il Pil no, in nessun caso. E se il Pil precipita per la fine dell’anno, allora saranno dolori, altro che storie.

Anzi, una storia che potrebbe far peggiorare la situazione già l’abbiamo: il fatidico aumento dell’Iva, che potrebbe scattare dal primo di ottobre. E la situazione ce la mostra bene la Curva di Laffer (riportata nel grafico a fondo pagina), che gli economisti conoscono molto bene, poiché indica il limite oltre il quale a un aumento delle tasse corrisponde una diminuzione delle entrate fiscali. La barra nera verticale rappresenta approssimativamente la situazione delle aziende italiane. Se si vogliono aumentare le entrate fiscali, è indispensabile diminuire la pressione fiscale. Ma a Bruxelles e alla Bce sembrano aver dimenticato le più elementari conoscenze di economia. E in Italia, tra quelli che decidono veramente, non si trova qualcuno che osi pensarla diversamente. Tocca pure a noi, tra i tanti che non contano, ricordare queste semplici verità.

Alcune di queste verità sono state pure esemplificate da un brillante articolo di Ugo Arrigo, il quale ha utilizzato il paragone con la situazione della Costa Concordia. Un paragone fin troppo abusato, di questi tempi, quasi a significare che, pur dopo un periodo di lunga attesa, alla fine si riesce a raddrizzare la nave Italia. Ma il paragone di Arrigo invece è interessante perché si pone su un piano completamente diverso. Proprio il paragone con il recupero della Costa Concordia è l’occasione per evidenziare le principali differenze tra quella e il presunto recupero dell’economia italiana.


COMMENTI
27/09/2013 - Ottimo articolo, rara onestà intellettuale (Vieri Biobo)

Egregio Sig. Passali, leggo da qualche tempo il Vostro sito in quanto uno dei pochi in grado di evidenziare le cause, a mio avviso, reali della "crisi" alla quale stiamo assistendo con sempre più preoccupazione, checchè le anime pie sostengano su una eventuale ripresa p.v., oggi. Personalmente mi resi conto della follia del progetto monetario Euro 10 anni or sono, quando mi imbattei nella Teoria dell' Area valutaria ottimale di Mundell. Le segnalo un video su YT in cui il buon Romano Prodi stesso ammette alla ben celata (dai media nostrani) realtà di una Germania che profitta largamente sulle nostre spalle grazie all' Euro: fonte: https://www.youtube.com/watch?v=jcKSAFzT56k Le segnalo inoltre il nostro (o loro?) caro Monti dichiarare qualche temp fa che "un'Italia fuori dall'Euro sarebbe grosso problema per le esportazioni tedesche" fonte: http://www.ilmondo.it/top10/2012-05-24/monti-cara-merkel-italia-fuori-dall-euro-problema-voi_10825.shtml Il progetto di rincorrere la G. sul campo della "competitività" tramite le c.d. riforme strutturali e ben più grave, compressione salariale, sia pura follia. Sia per la difficoltà del riformare nel nostro paese, sia perchè modello neo-mercantilista è gioco a somma zero, e ultimativamente porterà a necessità di nuove compressioni salariali, etc. dunque una prospettiva non rosea. Il povero Giuseppe Crippa è mera vittima di propaganda decennale pro-Euro basata su fuffa e falsità.