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FINANZA/ Pelanda: agli Usa "conviene" scatenare una nuova crisi

Pubblicazione:sabato 28 settembre 2013

Barack Obama e Jacob Lew (Infophoto) Barack Obama e Jacob Lew (Infophoto)

Se davvero Repubblicani e Democratici non dovessero trovare un accordo, la situazione potrebbe essere risolta svalutando il dollaro e gli Stati Uniti riuscirebbero ad aumentare le loro esportazioni. Le Borse cadrebbero, ma una caduta a breve termine pari al 20% permetterebbe all’attuale “bolla” di continuare più a lungo per altri tre o quattro anni.

 

Quindi lei non esclude una crisi americana?

Non la escludo perché in una imprevedibile crisi americana potrebbero esserci degli elementi positivi. I Repubblicani innanzitutto se ne avvantaggerebbero dal punto di vista elettorale, rendendo manifesta a tutti l’incapacità politica di Obama. Un abbassamento del dollaro metterebbe tutto il mondo in difficoltà, facendo capire agli Stati del Pianeta che chi regge le sorti globali è ancora l’America. Il terzo effetto positivo sarebbe quello di tirare giù le Borse, perché in questo momento sono troppo alte. Per questo insieme di fattori ritengo che il cosiddetto shot-down non vada escluso anche se con ogni probabilità si tratterebbe di un fenomeno a breve termine. L’ipotesi più verosimile è però che alla fine prevalga il buonsenso attraverso un compromesso.

 

Che cosa accadrebbe sul piano sociale con milioni di dipendenti americani senza uno stipendio?

Gli Stati Uniti sono un Paese per caratteri forti, non come l’Europa, e i problemi si risolvono così. In secondo luogo, i cosiddetti “compromessi di bilancio” negli Stati Uniti sono la prova della capacità o meno di governare da parte del Presidente. È questo il motivo per cui i Repubblicani stanno dando del filo da torcere a Obama, proprio per fare vedere a chi lo ha votato le conseguenze cui potrebbe portare la loro scelta.

 

I Repubblicani si dimostreranno davvero così spregiudicati?

Almeno una parte dei Repubblicani è in grado di calcolare i rischi in modo corretto, rendendosi conto che una crisi di questo tipo potrebbe non essere facilmente controllabile. Il crollo delle Borse potrebbe infatti non essere momentaneo, ma produrre effetti incontrollabili. Esiste però un margine di probabilità del 10% che l’accordo salti, e fino all’ultimo il mondo resterà con il fiato sospeso.

 

(Pietro Vernizzi)



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