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IL CASO/ Se risparmiare è ormai inutile (e dannoso)

Nel momento in cui la priorità consiste nel vendere, piuttosto che nell’acquistare, spiega MAURO ARTIBANI, ha più senso impiegare le risorse non per produrre, ma per smaltire il prodotto

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Non sempre accade, quando accade sono guai: le aziende americane, dice la Federal Reserve, continuano ad accumulare liquidità; nel secondo trimestre 2011 le loro riserve sono salite del 4,5%, a 2047 miliardi di dollari. Si tratta del livello maggiore dal 1945. Stessa brusca frenata, dice Eurostat, pure per gli investimenti in Europa nel quarto trimestre 2011. E nel “decennio perduto” del Giappone? Pure lì pressappoco la stessa cosa.

Guai! Quando insomma si manca di fare la spesa in conto capitale, perché chi deve fare la spesa in conto merce manca del denaro sufficiente ad acquistare e le merci restano invendute, si inceppa il ciclo produttivo. Già, la crisi si mostra in tutte le salse: le vendite al dettaglio, per esempio, segnano il tredicesimo calo consecutivo su base annua, mostrando a luglio una contrazione dello 0,9%. Lo rileva l’Istat, precisando che rispetto a giugno la flessione del commercio al dettaglio è dello 0,3%. 

Beh, allora a quei capitali inattivi un po’ di deflazione alla giapponese, che aumenterebbe il valore di quei risparmi, non farebbe poi male. Non accade però, si reflaziona tutto pur di sostenere la domanda. E già, abbassando il costo del denaro diventa conveniente indebitarsi, sconveniente invece prestare quel risparmio di capitale; sale pure oltre il lecito il rischio in altri impieghi.

Sì, insomma si mancano chances nient’affatto trascurabili! L’inflazione, sospinta, quella invece sale, magari poco, ed erode. Erode, eccome, il valore di quelle rimesse non spese. Et voilà, il paradosso della parsimonia 2: la vendetta?

Cari signori dell'altra sponda, occorre cambiare registro. Nei tempi bui della crisi torna a farsi prepotente una regola dell’economia dei consumi: là, dove si ha più bisogno di vendere che di acquistare, occorre impiegare quelle risorse di capitale meno per produrre, più per smaltire il già prodotto. Si sbocca così il meccanismo dello scambio; così si garantisce la crescita.

Evvivaddio, torna a farsi conveniente e si lascia intravvedere pure un remunero adeguato per l’investimento di quel capitale.

 

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