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FINANZA/ Ecco i numeri che "sgonfiano" la ripresa del governo Letta

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Il settore, poi, nello stesso miracoloso mese di agosto, ha conosciuto il calo del tasso di occupati più marcato da quattro mesi a questa parte: quindi, si licenzia, magari per tagliare i costi e puntare sull'efficienza. Non esattamente un toccasana, visto il tasso di non occupati spagnoli. 

Veniamo poi a casa nostra, all'Italia. Anche in questo caso, nonostante la crescita dell'output negli ultimi tre mesi, non si assume, tanto che il numero di licenziamenti nel settore ad agosto è aumentato rispetto a luglio. Insomma, si ottiene il risultato di crescita senza aumentare il numero di dipendenti, visto che agosto ha segnato il 35mo mese di fila di decremento del numero di occupati. Evito il dato greco per carità di patria e vado all'eurozona nel suo insieme. Stando ai dati contenuti nella relazione, "l'occupazione rimane il punto debole del settore manifatturiero in agosto, con perdite di posti di lavoro che hanno toccato il diciannovesimo mese di fila. L'intensità del calo è stata un po' maggiore che in luglio, soprattutto per un aumento del numero in Germania, Italia e Spagna ma meno grave di quella media degli ultimi trimestri. Solo l'Irlanda ha registrato un aumento degli occupati". Peccato che, lo ha confermato l'altro giorno il Financial Times, ogni sei minuti un irlandese lasci il suo Paese per cercare lavoro e fortuna all'estero. E ancora: "... il fatto che le aziende continuino ad essere riluttanti ad assumere (sia per tagliare i costi in chiave di compettività, sia per contrastare l'aumento dei prezzi dei carburanti) suggerisce che c'è ancora una lunga strada da compiere prima che la ripresa si tramuti in un significativo miglioramento del mercato del lavoro". 

Quindi, riassumendo: il grosso dei nuovi ordinativi, oltre ad essere stati evasi con beni già prodotti, è garantito dall'export, peccato che quasi tutti i Paesi presi in esame lo scorso mese mostrino un dato commerciale netto in surplus. Quindi, in un mondo virtuale di commercio a somma zero, chi importa quei beni? Mistero. E ancora, l'occupazione reale − la vera dinamo per l'economia europea − continua a peggiorare, visto che sta accelerando il ritmo di decrescita dopo 19 mesi di contrazione continui. 

E resta poi il dato più preoccupante, riguardo il quale però non sentirete parlare. La massa monetaria M3 nell'eurozona la scorsa settimana ha toccato il picco e ora è in roll-over, peccato che il credito al settore privato abbia nello stesso periodo registrato il peggior calo anno su anno. I prestiti ad aziende non finanziarie, su base stagionale, sono scesi di 19,4 miliardi di euro a luglio, dopo un calo di 12,5 miliardi di giugno. Un dato peggiore rispetto al secondo trimestre di quest'anno, quindi sorge spontanea una domanda: se non possono godere di finanziamenti, come agganciano la ripresa le aziende? Licenziando e utilizzando beni già prodotti per i nuovi ordinativi, una logica che non può durare in eterno perché a furia di tagliare posti l'azienda chiude e anche i beni in magazzino prima o poi finiscono e senza finanziamenti non si può produrne di nuovi. O, almeno, non al ritmo necessario per garantire una ripresa solida e sostenibile. 



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