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FINANZA/ Ecco i numeri che "sgonfiano" la ripresa del governo Letta

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I prestiti ai privati, poi, a luglio sono scesi di 4,8 miliardi di euro, un trend praticamente uguale a quello di maggio e i flussi di credito sono rimasti da almeno un anno sotto la loro media di lungo termine di 15 miliardi di euro al mese. Non so voi, ma se questa realtà è quella che ha messo il turbo alle Borse ieri, con New York chiusa per il Labor Day, ci troviamo davvero di fronte a un mercato che ha fatto dell'irrazionalità totale il suo principale driver: tra venti giorni, quando la Germania avrà votato, temo che si tornerà alla realtà. E allora questi dati verranno presi per quello che sono: carta straccia. 

Anche perché tra poco arriveranno al pettine tre nodi fondamentali per l'economia del nostro Paese e le sue speranze di ripresa: Imu, Iva e Cig. "Entro il prossimo mese − e comunque entro la legge di stabilità − il governo deve infatti trovare 2 miliardi per la seconda rata dell'Imu, 1 miliardo per l'Iva e un altro miliardo circa per la Cig e per il rifinanziamento delle missioni all'estero, sperando che non si aggiungano altre emergenze", ha sentenziato ieri il sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, su Radio 24. A detta di Baretta, poi, per trovare le risorse bisogna da un lato "superare un pezzo di corporativismi che tutti abbiamo, dall'altro andare avanti con i tagli e la riorganizzazione complessiva della spesa. Ad esempio, la questione delle deduzioni e detrazioni, nel complesso 250 miliardi di euro per oltre 700 voci, è arrivata al capolinea ed è arrivato il momento di metterci mano. I tagli dell'altro giorno sono semilineari nel senso che non sono a pioggia su tutti ma su alcuni ministeri, non la scuola, esclusa da qualsiasi taglio. Per andare avanti però ci vuole una sensibilità collettiva e un salto di qualità, difficile in una condizione di instabilità politica costante". 

Attenti, quindi, ai facili ottimismi spacciati come metadone dalle autorità europee e da analisti non proprio disinteressati.

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