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FIAT/ Sentenza Fiom, tra Marchionne e Letta c'è di "mezzo" il Corriere…

Pubblicazione:mercoledì 4 settembre 2013

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Questa volta, per essere concreti, rischia di essere azzerato Mirafiori, lo stabilimento storico, simbolo del boom della Fiat (e della stessa Italia) degli anni d'oro; e anche Cassino non è in una zona di assoluta sicurezza. Fatte queste considerazioni, il comunicato di lunedì scorso si legge con più chiarezza: la Fiat applica le sentenze e quindi ammette di aver perso una battaglia. Attenzione però: non si tratta di una resa incondizionata. Il tema che pone, quello della definitiva regolamentazione delle relazioni industriali, è di vitale importanza per lei e per tutte le grandi imprese italiane (le poche rimaste), dunque va affrontato subito, deve entrare nell'agenda delle priorità nazionali. E' bene che il governo lo sappia.

In caso di risposta negativa o, come è più probabile, in caso di non risposta da parte di un governo che basa molta della sua solidità sul non fare, come reagirà la Fiat? Davvero straccerà il tricolore? E' molto improbabile. Una maggiore presenza estera è scontata e fa parte della logica di qualsiasi multinazionale, però gli interessi della Fiat in Italia sono molteplici, radicati e ramificati. E' poco credibile che voglia buttare tutto solo per non dover più trattare con il pur ingombrante Maurizio Landini, bellicoso leader della Fiom. Marchionne e i suoi azionisti si difenderanno in tutti i modi. Sbandierando minacciosi bandiere americane, brasiliane o polacche. Ma non solo. Non è per puro capriccio che pochi mesi fa hanno consolidato il loro ruolo di primi azionisti nel Corriere della Sera.



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