BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Il rigore dell'Europa sta affossando l'Italia

Il segretario dell'Ocse Angel Gurria (Infophoto)Il segretario dell'Ocse Angel Gurria (Infophoto)

Al fatto che la ripresa non sta producendo nuova occupazione. Lunedì il Financial Times ha dedicato ampio spazio al fatto che i dati sull’occupazione tedesca sono in gran parte “drogati” dall’enorme numero di lavoratori part time. Si tratta dunque di persone che risultano occupate, ma che stanno poi facendo dei “lavoretti”, e che in Italia per esempio non comparirebbero come forza lavoro perché certe mansioni sono svolte in nero. Analizzando nel dettaglio i dati dell’Economic Outlook dell’Ocse, emerge che il tasso di disoccupazione del 2013 e del 2014 è stato pari al 12,5% in Italia 12,5% e all’11% in Francia. Nel 2007 l’Italia aveva un tasso di disoccupazione più basso della stessa Germania, mentre oggi la nostra situazione è ampiamente peggiorata proprio per le conseguenze della cura dimagrante cui siamo stati sottoposti insieme alla Spagna.

 

Quindi vuole dire che le cause della mancata crescita dell’Italia vanno ricercate nel modo in cui è stata affrontata la crisi?

Sì. Il 2011 in particolare è stato un anno drammatico per quanto riguarda la fiducia delle famiglie nel nostro Paese. Nel 2011 i consumi erano ritornati ai livelli del 2008, ma sono poi crollati perché la credibilità italiana di fronte al resto del mondo ha subito dei gravi colpi per ragioni politiche che in sé nulla avevano a che fare con l’economia. Per recuperare quella credibilità è stato chiamato un tecnico che ha applicato rigorosamente quella ricetta europea che era sbagliata in quanto tale. Intanto nel solo mese di luglio i prestiti delle banche ad aziende non finanziarie in Italia sono scesi di 19,4 miliardi di euro.

 

Per quale motivo le banche continuano a non fare credito?

Le banche italiane, pur con gestioni criticabili, non hanno mai avuto dei dissesti di bilancio come è avvenuto nel 2007-2008 negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania. I nostri istituti di credito erano solidi e non erano esposti né nei Pigs (un acronimo per Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, Ndr) né attraverso i titoli tossici.

 

Come hanno fatto quindi le banche italiane a ridursi nelle condizioni in cui si trovano oggi?

Da un lato la crisi prolungata ha fatto lievitare le sofferenze. In diversi casi inoltre le banche si sono avventurate in terreni impropri andando in cerca di profitti anche nel campo immobiliare e finendo così nel tempo per mostrare la corda. Le banche territoriali in particolare si trovano oggi sotto la lente della Banca d’Italia, in quanto è emersa una serie di bilanci che destano preoccupazione. Tutte queste sofferenze si scontrano con l’esigenza di mantenere e difendere il risparmio.

 

Per quali motivi?

Le banche prestano i soldi dei risparmiatori, e non possono quindi farlo in modo avventato. In parte purtroppo ciò è avvenuto, e oggi con la crisi se un imprenditore chiede un prestito per pagare i suoi operai si vede contrapporre un rifiuto per questo motivo. Chi ha progetti di investimento, per esempio un’impresa che vuole aprire uno stabilimento, ottiene ancora credito. A esserne escluse sono piuttosto le Pmi in difficoltà o le aziende che attendono a loro volta di riscuotere i crediti dello Stato ma non hanno i soldi per pagare dipendenti e materie prime. C’è quindi un circolo vizioso che non riguarda le banche in quanto tali, ma piuttosto la strategia di rilancio del nostro Paese.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
04/09/2013 - parole sante (Claudio Baleani)

Tutto assolutamente vero.