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FINANZA/ La nuova missione di Draghi? Salvare le nostre banche dalla Merkel

Pubblicazione:venerdì 6 settembre 2013

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Mario Draghi, una volta tanto, non ha meritato titoli in prima pagina: le decisioni della Bce, così come le sue dichiarazioni, non hanno riservato sorprese. Un'ottima notizia, che dimostra come la strategia avviata dai banchieri centrali d'Europa funziona e per questo motivo non deve riservare sorprese. Perciò la Bce altro non deve fare che confermare la guidance enunciata a luglio: i tassi devono restare bassi per un lungo periodo. Ovvero, se necessario, potranno scendere ancora dall'attuale livello dello 0,50%, ma non risalire. Insomma, no news, good news.

Eppure non è mancato nel direttorio della Bce chi ha rilevato l'esistenza di una ripresa più vivace del previsto, almeno in Germania. E dalla Bundesbank si sono levate voci per invertire la rotta. Draghi le ha fatte tacere con grande energia: la ripresa è "verde", tutt'altro che robusta.

Più insidiosa la voce dei mercati. Ormai si dà per scontato il  cambio di rotta della politica monetaria americana. Già il 19  settembre, se i dati sulla disoccupazione di oggi saranno giudicati soddisfacenti, la Federal Reserve avvierà il tapering, cioè la riduzione degli acquisti di titoli sul mercato. E la reazione dei grandi gestori non si è fatta attendere: i tassi sui Bond americani a dieci anni sono saliti al 3% circa, un incremento robusto, quasi spettacolare. Anche sul Bund tedesco non sono mancate le grandi manovre: ieri il Bund a dieci anni rendeva l'1,97%, il 15% in più di un mese fa. Nel frattempo le valute e le Borse di molti Paesi emergenti stanno franando sotto il peso della valanga di capitali che si stanno spostando verso il dollaro. Riuscirà l'euro ad evitare di esser coinvolto nel grande movimento?

L'Europa può farcela, è il messaggio di herr Draghi. Anzi, l'Europa può avere voce in capitolo nella partita siriana, così come nelle varie situazioni che si possono creare all'interno dei mercati emergenti: "Siamo pronti ad intervenire su questo come su altri rischi" sillaba Draghi, consapevole che la forza dell'Europa è più finanziaria che militare. Ma anche che Eurolandia, finalmente, può contare sulle prospettive di ripresa del mercato interno: l'area euro cresce ancora grazie all'export ma può contare anche su un propulsore  interno, cosa che favorisce una maggior indipendenza.

Insomma, dopo anni passati sulla difensiva, alla sbarra nella comunità internazionale in quanto focolaio della crisi, gli europei possono tornare ad essere non un problema, bensì parte della soluzione dei problemi del mondo. Anche la tanto criticata austerità tedesca viene assolta, con un certo stupore, dai grandi organi di stampa anglosassoni: per la prima volta le democrazie sono riuscite a raddrizzare la bilancia commerciale e quella dei pagamenti senza utilizzare l'arma della svalutazione ma comprimendo i salari e con altri sacrifici.  


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COMMENTI
06/09/2013 - Politica ed economia (Diego Perna)

L' economia ormai è piú forte di qualsiasi politica, almeno quella che abbiamo conosciuto in ora. Se è vero che la Germania ci sta affossando, come ha già fatto on la Grecia, non capisco a cosa serve ancora una politica che non prende alcuna seria e forte iniziativa per contrastare quanto ci sta facendo chiudere imprese e aumentare la disoccupazione. Non credo nemmeno che Renzi o Berlusconi e il Pd e il Pdl o nuove elezioni possano cambiare qualcosa. Purtroppo i politici non hanno problemi di bollette o di costo della benzina, anzi vivono benissimo in questa crisi e si sentono come i salvatori della Patria. Secondo me sono totalmente inutili, ne potremmo benissimo fare a meno, servono solo a far scrivere i giornali e riempire i TG. Buona giornata