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Economia e Finanza

FINANZA/ E se l'aggravarsi della crisi fosse la nostra salvezza?

Mentre la guerra in Siria rischia di deflagrare, i Paesi emergenti arretrano e in Italia domina l’impasse, vien da chieders, dice PETRO DAVOLI, da chi siamo condotti

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In questi giorni, mentre leggiamo sui giornali del G20, di dichiarazioni da parte di tanti personaggi che si reputano  importanti e mentre i media sono pieni di notizie economiche secondo le quali dovremmo assistere ad una ripresa da lungo tempo attesa, sorge spontanea una domanda: da chi siamo condotti? Sono in grado i nostri governanti di guidare, magari anche sbagliando ma evitando almeno la paralisi? Perché, all’aumentare degli interlocutori ed  al proliferare dei temi di discussione con le relative analisi, si ha la sensazione di una stagnazione in cui le varie forze presenti finiscono per paralizzarsi.

Proviamo ad esaminare alcune delle evoluzioni più significative prima a livello mondiale e poi a focalizzare l’attenzione sull’Italia.

A livello mondiale il dramma della Siria era stato previsto da tempo da molti osservatori che ne avevano analizzato le cause e descritto, con drammatica lucidità, le successive evoluzioni se non si fosse intervenuti. Eppure, come scrive papa Francesco, “i troppi interessi di parte hanno prevalso impedendo di trovare una soluzione”. Speriamo che di fronte al baratro sia possibile un sussulto di ragionevolezza e si riesca a scongiurare un “inutile massacro”.

Dal punto di vista economico, uno dei fattori più rilevanti è il rallentamento dei Paesi emergenti.

Cosa sta avvenendo? Partendo da situazioni notevolmente arretrate, utilizzando l’ampia disponibilità di mano d’opera combinata all’impiego di tecnologie e modelli organizzativi ormai ampiamente diffusi, sono stati in grado di avviare processi di sviluppo che, per un certo tempo, hanno creato le basi per nuovi ulteriori progressi, attivando spirali virtuose che hanno sostenuto lo sviluppo economico negli ultimi anni.

Le migliorate condizioni di vita però hanno spinto le persone a conoscere ed a confrontarsi con realtà più evolute e a desiderare di emularle. La crescita delle aspettative ha superato di gran lunga la capacità di risposta del sistema che, quantunque in espansione, si sviluppa a tassi decisamente più bassi rispetto ai desideri. Questa nuova domanda si è tradotta in una serie di istanze sindacali, politiche, sociali, impossibili da soddisfare simultaneamente. Tanti  ritengono di aver diritto ad una fetta più grande, perché erano stati penalizzati in precedenza, oppure perché  stanno contribuendo in modo più che proporzionale alla crescita, oppure perché l’appetito vien mangiando.

In questo modo il Brasile non ha più visto il gioco del calcio come una bella favola, ma come una profonda ingiustizia che distribuiva grandi ricchezze a pochi mentre troppi rimanevano in situazioni di grave povertà. Da qui la richiesta di dirottare gli investimenti dal calcio alla promozione sociale ed alla tutela degli ultimi.