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TASSE/ Campiglio: le famiglie più povere pagano più dei ricchi

Pubblicazione:domenica 8 settembre 2013

Enrico Giovannini (Infophoto) Enrico Giovannini (Infophoto)

Nel 2013 la pressione fiscale toccherà il 44,2% del Pil, 12,8 punti in più rispetto al 1980, e ogni italiano pagherà in media 11.629 euro. E’ quanto emerge dalle cifre dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo cui il gettito fiscale e contributivo nel 1980 si attestava a 63,8 miliardi di euro, mentre quest’anno arriverà a 694 miliardi di euro. Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, nel corso del Forum Ambrosetti di Cernobbio ha anticipato che con la legge di Stabilità si fisserà un percorso “pluriennale” per ridurre il cuneo fiscale. Ma per Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica, “la vera priorità deve essere intervenire per dare maggiore respiro alle famiglie più indigenti, che rappresentano un terzo degli italiani e che pagano molto più tasse di quanto ci si aspetterebbe in un’ottica di progressività fiscale”.

 

Professor Campiglio, che cosa ne pensa della proposta del ministro Giovannini?

La riduzione del cuneo fiscale non ha un impatto diretto sulla capacità di spesa delle famiglie. Se si riduce il cuneo fiscale, il costo del lavoro per le imprese diventa più basso e quindi ci si attende una maggiore disponibilità delle imprese ad assumere. Se esistono delle condizioni favorevoli sui mercati internazionali ciò può aiutare la ripresa. In questo modo però non si interviene in modo diretto sulla domanda interna.

 

Per la Cgia di Mestre, la pressione fiscale ha raggiunto il 44%. Che cosa significa questo dato?

Un carico fiscale del 44% pone l’Italia al di sopra della media europea e della Germania, e di poco al di sotto della Francia. Parigi però offre una qualità di prestazioni pubbliche in contropartita molto più efficaci di quelle italiane. In questo quadro ci sono due problemi fondamentali: il primo è quello dell’evasione fiscale, che diventa molto urgente; il secondo è il fatto che il sistema di prelievo fiscale in Italia ha caratteri regressivi.

 

In che senso parla di caratteri regressivi?

Un terzo degli italiani, rappresentato dalle famiglie con il reddito più basso, paga in proporzione di più di quanto sarebbe legittimo aspettarsi secondo il principio di progressività o quantomeno di proporzionalità. A incidere in modo particolare sono le imposte indirette, l’Iva ma anche l’Irpef. In questo terzo di famiglie sono compresi lavoratori e pensionati con redditi molto bassi. E’ su questa categoria che andrebbero concentrati gli sforzi, i quali non sarebbero particolarmente impegnativi per il bilancio pubblico.

 

Qual è la sua proposta per ridurre le tasse?


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COMMENTI
08/09/2013 - Considerazioni interessanti: grazie professore (Giuseppe Crippa)

Ringrazio il prof. Campiglio per avermi fatto riflettere sull’iniquità di una imposizione IVA uguale per tutti e quindi indipendente dal reddito di chi affronta spese soggette a questa tassa. Non dovrebbe essere tecnicamente impossibile ammettere in sede di presentazione del 730 o del modello Unico una sorta di deduzione dal reddito di parte dell’IVA pagata (documentata con fatture ovviamente) in misura almeno proporzionale al reddito stesso. Quanto invece il professore dice sul reddito minimo per essere considerati a carico, non mi convince: per me tutti i redditi dovrebbero essere tassati.