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TASSE/ Gentili: grazie a lobby e correnti, nel 2014 arriverà una nuova stangata

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Quando si aprì il dibattito sulla riduzione delle detrazioni alle imprese e Giavazzi realizzò un piano rimasto lettera morta, sia la Marcegaglia che, successivamente, Squinzi, sostennero con forza di esser pronti a rinunciare a tutte le agevolazioni, in cambio di una riduzione del prelievo fiscale che fosse reale e sostanziale. Le imprese, quindi, sanno che è l’unica strada percorribile per ottenere la ripresa. D'altra parte, il total tax rate (che misura la tassazione complessiva sul totale dei profitti commerciali) supera ormai il 68%, mentre il governo ha stimato una crescita del Pil (+1,1%) nel 2014 a cui non crede nessuno: a cominciare dalla Commissione europea che parla di +0,7% e dall’Ocse che parla di 0,6%. Solamente il taglio delle imposte (dell’Irap, in particolare), può riattivare gli investimenti, e non i piccoli aggiustamenti a pioggia (e vincolati a iniziative spesso inutili) come sono le detrazioni.

 

Perché il governo, in tal senso, non riesce ad agire?

In una prima fase, Letta ha giustificato la difficoltà a operare addebitandole alle incertezze derivanti dall’eterogeneità della coalizione che lo sosteneva e, in particolare, alle polemiche che, sull’Imu, si sono trascinate per mesi.  In un secondo momento, quando ha ricevuto il 2 ottobre la fiducia, ha intravisto la possibilità di poter godere di una maggioranza numericamente inferiore ma politicamente più coesa. Così non è stato.

 

Cos’è successo, quindi?

La composizione della politica economica si è limitata alla sommatoria di moltissime misure di scarsa rilevanza. Evidentemente, Letta, pensando di poter mantenere il quadro unito, ha preferito accontentare tutti: lobby, partiti e correnti varie. Insomma, fatta salva la sua buona volontà e l’intento riformista dichiarato, le scelte non hanno fatto seguito alle dichiarazioni d’intenti e la manovra è stata parcellizzata in mille rivoli micro-settoriali e localistici. In sostanza, l’esecutivo non è riuscito a puntare tutte le energie sulla riduzione del cuneo fiscale, né a contenere “l’assalto alla diligenza” della sua nuova maggioranza.

 

(Paolo Nessi)



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