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FISCAL COMPACT/ Un referendum contro il suicidio dell'Italia

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In un momento di difficoltà non devono essere restrittive: devono essere restrittive quando il sole splende e l’economia va bene; è il momento in cui la formica deve mettere da parte per l’inverno che verrà.

 

Quando l’Italia si è comportata da saggia formica?

Certo, a metà degli anni 2000 non abbiamo fatto la formica, abbiamo fatto la cicala. Questa in parte è stata colpa nostra, ma in parte dell’Europa che non ha vigilato o ha fatto finta di niente. Ma se qualcuno non è stato “formica” in estate, alla famosa cicala d’inverno non si dice “crepa!”. Le si dice: adesso ti aiuto e quando tornerà il sereno non sbaglieremo più, intanto mettiti a fare veramente la formica. Quello di cui abbiamo bisogno è una politica fiscale espansiva.

 

È fattibile?

Sì, perché aiuta anche i tedeschi. Perché se decidono di consumare di più, non solo salvano il nostro export e ci aiutano, ma aiutano loro stessi, permettendo agli operai tedeschi di acquistare con il nostro export le vacanze in Grecia, o sul lago di Garda, piuttosto che i nostri frigoriferi. Come vede, c’è un interesse comune, riesce a rappresentare non solo l’interesse dei singoli ma quello del continente nel suo complesso. E qui arriviamo al terzo punto.

 

Prego.

La normativa attuale, a partire dal 2015, ci impedirà di fare quelle politiche fiscali di cui abbiamo bisogno in questa fase di recessione. È come un pilota automatico che porta l’aereo dritto contro la montagna, perché ci chiede di ridurre di 80 miliardi circa, il 5% del nostro Pil, ogni anno il nostro debito pubblico. Significa che dobbiamo fare privatizzazioni o vendere immobili. Ma siccome di privatizzazioni da fare e di immobili da vendere ne abbiamo pochissimi, quegli 80 miliardi verrebbero recuperati con manovre restrittive: cioè maggiori tasse e minore spesa. Ma 80 miliardi all’anno di manovre restrittive non è una cosa pensabile. Di questo passo ben presto arriveremo a uno scontro globale che ci porterà ad abbandonare il progetto. Ci siamo andati vicino nel 2013, quando l’enfasi europea è passata dall’attenzione al deficit a quella sul debito. Lo stesso Saccomanni ha visto la manovra della legge di stabilità bloccata per alcune settimane perché il nostro debito non stava andando nella traiettoria giusta. In più..

 

In più?

Questa austerità paradossalmente non solo sta bloccando la crescita, ma mina alla radice un’altra cosa che sta tanto a cuore all’Europa.

 

Cioè?
La sostenibilità dei conti pubblici. Il nostro debito in questo momento di austerità non è sceso, anzi è salito drammaticamente. E questo porta al terzo “sì” della mia associazione.

 

Di cosa si tratta?

Al cuore del progetto europeo ci dev’essere la sostenibilità dei conti pubblici, esattamente come previsto dalla Costituzione italiana. E noi la sostenibilità del debito pubblico - che in questo momento non stiamo raggiungendo - la sposiamo in pieno. Il problema è come si fa a ottenere la sostenibilità del debito. E qui arriva il nostro primo “no”.

 

“No” a che cosa?


COMMENTI
10/01/2014 - NO al fiscal compact (Carlo Cerofolini)

Condivisibile il no al suicida fiscal compact e la ricerca di strumenti per abolirlo. Il problema però è riuscire a veicolare il messaggio ai cittadini di modo che, già da ora e soprattutto in vista delle prossime elezioni europee, premano sui partiti per far pesare il loro netto e forte dissenso su quest'argomento. Altro che fumosi jobs act e affabulanti fantasiosità varie.