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FIAT/ Il patto Marchionne-Landini che mette sulle spine Letta

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

Ma… perché Marchionne si mostra così ottimista? Come scrivevo ieri, gli interessi di Fiat e Fiom stanno sempre più convergendo. Landini ha capito - e su questo si fonda molto il riavvicinamento tra Fiom e Fiat - che non è in discussione il “polo del lusso” Mirafiori-Grugliasco (circa 7.000 lavoratori): lì si produce la Maserati, che sul mercato americano ha avuto una buona performance e che rappresenta quel particolare prodotto di alta qualità per uscire dai mass market e per collocarsi nella fascia premium, dove la concorrenza è minore e i margini sono più alti. Questa è la strategia di Fiat per il prossimo piano industriale, peraltro dichiarata apertamente sempre in questa intervista. La Ghibli promette di dare una spinta decisiva verso il traguardo delle 50.000 auto all’anno, da molti ritenuto impossibile considerate le 6.300 unità consegnate nel mondo lo scorso anno. Invece nei primi nove mesi del 2013 gli ordini sono stati quasi 23.000, e circa il 50% sottoscritti da clienti americani. Il mercato Usa promette molto bene e la scalata verso quota 50.000 sembra sempre meno impossibile.

Soprattutto a Mirafiori, provincia di Torino, la Fiom ha sempre avuto la sua roccaforte. Oggi il sindacato di Landini è tornato a fare assemblee negli stabilimenti, ha bisogno di rilanciarsi: in questi tre anni ha perso il 50% dei suoi iscritti, passati ad altre sigle. Ora è il momento buono: ma la Fiom, in un certo senso, ha bisogno della Fiat per rilanciarsi. E la Fiat ha bisogno della Fiom. Perché? Perché Marchionne, per tornare a reinvestire in Italia, vuole che il Governo italiano partecipi in modo serio con interventi di politica industriale ed economica, come - con le debite proporzioni - il Governo americano è stato partecipe del rilancio di Chryler. Guarda caso, a tirare la giacchetta a Enrico Letta ci sta pensando proprio Landini che continua a invocare investimenti pubblici per il rilancio del mercato dell’auto. Marchionne è convinto che Landini abbia molte possibilità di successo: Letta non lo ignorerà.

Detto questo, Landini nella sua incessante critica all’esecutivo circa la mancanza di politiche industriali non fa che ripetere ciò che ha scritto nel suo libro “Forza lavoro”, edito da Feltrinelli a novembre 2013. Landini ha cambiato solamente obiettivo: per tre anni è stato Marchionne, ora è Enrico Letta. Al premier Landini indica anche dove andare a prendere i soldi: come Bonanni, si riferisce esplicitamente alla grande massa di denaro liquido delle pensioni integrative, gestito dalle banche e dalle assicurazioni. Ma, naturalmente, questo è denaro dei lavoratori.

C’è da credere che prima di aprile, quando Fiat annuncerà il suo piano industriale, Marchionne avrà avuto garanzie da Letta circa il concreto impegno del Governo per il rilancio di Fiat in Italia. Diversamente, qualche stabilimento chiuderà, ma non il “polo del lusso”. È chiaro anche che l’impegno dell’esecutivo potrebbe consistere nell’accompagnare l’eventuale chiusura di qualche stabilimento, con interventi strutturali consistenti in processi di riqualificazione e di ricollocazione. Marchionne avrà comunque la sua parte. E, tutto sommato, anche Landini avrà di che vantarsi: l’impegno di tutti, anche del Governo, sarà quello di salvare il lavoro.

 

in collaborazione con www.think-in.it

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