BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPILLO/ Poste Italiane sulle orme di Sua Maestà

Tre mesi dopo la privatizzazione di Royal Mail, il governo guidato da Enrico Letta ha messo in cantiere un piano simile per le Poste Italiane. Il commento di GIANNI CREDIT

InfophotoInfophoto

Il governo di Sua Maestà britannica - guidato dal conservatore Cameron e bisognoso di sterline per il suo budget - ha privatizzato tre mesi fa le Poste Reali, fondate quasi 500 anni fa. A fine estate, il ministro dell’Industria Vince Cable aveva annunciato di voler collocare in Borsa al minimo il 33% di un’azienda - fino ad allora totalmente statale - valutata fra 2,5 e 3,3 miliardi di sterline (fino a 4 miliardi di euro). La fortissima domanda ha consentito, a inizio ottobre, di collocare il 62% al prezzo massimo previsto (330 pence). Mentre il Tesoro britannico ha incassato circa 1,8 miliardi di sterline, il 10% del capitale è stato collocato in offerta iniziale a condizioni agevolate a circa 150mila dipendenti.

La forte domanda (700mila richieste, per un quantitativo di titoli sette volte quello richiesto) non ha tuttavia spinto il venditore a sfondare il tetto della “forchetta”: anche se gli analisti, alla vigilia dell’operazione, stimavano concordemente un valore più alto. L’esito è stato che il prezzo dell’azione in Borsa è subito balzato del 40% e tutt’oggi si mantiene molto al di sopra del collocamento (583 pence). Un trend che ha spinto l’opposizione parlamentare di Cameron a ventilare addirittura un’inchiesta su una possibile sottovalutazione “colposa” di Royal Mail, ai danni del cittadino-contribuente. Lo Stato britannico resta in ogni caso primo e saldo azionista della società (e quindi il patrimonio pubblico ha beneficiato del rialzo) e mantiene alcuni poteri speciali legati al servizio postale pubblico.

Su questo sfondo ancora quasi di cronaca, non è sorprendente che il governo Letta abbia messo in cantiere un piano di privatizzazione delle Poste Italiane almeno formalmente in fotocopia a quello londinese. Su queste pagine avevamo già previsto questo sviluppo e avevamo riflettuto in termini problematici. Avevamo segnalato la scelta recente del governo tedesco, che ha messo mano a un dossier più avvicinabile di quello britannico a quello italiano: Deutsche Post - come Poste Italiane -ha infatti controllato fino al 2008 un’importante divisione bancaria, un business che invece Royal Mail non ha mai gestito. E proprio nei giorni bollenti del crac Lehman, Postbank è stata venduta in blocco a Deutsche Bank, con il fine di rafforzarla sia sul piano strategico (rete domestica) che patrimoniale. La capogruppo dal canto suo era quotata fin dal 2000, pur mantenendo una maggioranza di blocco alla Kfw, la Cassa depositi e prestiti tedesca.

Il risultato dell’Ipo Royal Mail sembra fugare ogni dubbio sull’opportunità di seguire il “pattern” dall’alto: prima quotare la capogruppo (senza perdere inizialmente un controllo pubblico sostanziale), poi pensare a valorizzare Bancoposta, non necessariamente con un nuovo “listing”, ma con eventuali opzioni strategiche.