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FINANZA/ Bagnai: Lettonia, un "suicidio" che mostra i limiti dell'euro

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La Lettonia viene accreditata come esempio di successo per le politiche cosiddette di svalutazione interna. Ricordo tuttavia che dopo la crisi del 2008, nel 2009 il suo Pil diminuì addirittura del 17%; poi si riprese. Ma con la ripresa la disoccupazione passò dal 5% al 18 % ed è prevista a due cifre fino al 2015. In più la Lettonia ha registrato un esodo massiccio di lavoratori. Come dire: ci sono meno disoccupati perché c’è meno forza lavoro! In realtà, la Lettonia oggi è un esempio della tragicità dei costi sociali che la svalutazione interna impone. Il punto è che la Lettonia rimane un Paese che essendo vissuto per 6-7 anni su un massiccio afflusso di capitali esteri si trova adesso fortemente indebitata. E nel momento in cui entra in una valuta forte come l’euro si troverà a dover restituire quei debiti in una valuta forte. Che non è esattamente una buona idea. Lo è per i creditori, ma non per i debitori.

 

Praticamente un suicidio.

Dal punto di vista economico, purtroppo sì. La sostenibilità di un Paese come la Lettonia, come è stato in passato per la Grecia e il Portogallo, è legata alla volontà dei creditori di rifinanziarlo. Cosa succede se questa volontà dovesse terminare? In Grecia, ad esempio, perché è terminata?

 

Lo dica lei.

Perché le banche tedesche erano molto esposte sul mercato dei subprime e quando è crollato il mercato americano hanno dovuto cominciare a rientrare di tutti i crediti che avevano in giro per il mondo. Magari per la Lettonia prevarranno considerazioni geopolitiche che indurranno i creditori ad avere un atteggiamento di maggior favore. Ma la situazione rimane quella che ho descritto prima.

 

Per quanto riguarda la moneta unica ci saranno inversioni di rotta nel 2014?

È abbastanza difficile fare pronostici sull’atteggiamento politico della Germania. Tuttavia non sono particolarmente ottimista. Prima o poi un allentamento di questa intransigenza ci sarà, altrimenti le tensioni sociali che si stanno accumulando diventeranno insostenibili. Ora, il punto è vedere che atteggiamento avrà la Germania prima e dopo le elezioni europee.

 

Perché?

Che dopo le elezioni tedesche non sarebbe cambiato nulla, ne ero assolutamente convinto. Poi i fatti hanno dato ragione a chi come me sosteneva che non sarebbe cambiato nulla. Anzi la Germania è diventa ancora più intransigente. Se dovesse esserci un’affermazione piuttosto forte di movimenti critici nei riguardi dell’Europa, allora forse la Germania potrebbe avere un interesse ad allentare la morsa. Il problema è sempre il solito

 

Quale problema?

Uno pensa alla Germania come al feroce saladino nel teatro dei pupi. Cioè a una singola persona, o a un singolo puparo che muove i fili mossi. In realtà, sono tanti gli attori economici e politici di quel Paese che agiscono in modo scoordinato e non è detto che al momento giusto sappiano trovare il modo corretto per invertire la tendenza. In realtà, credo che siamo su una dinamica esplosiva e che alla fine questo grande non senso economico che è l’euro scomparirà per il benessere di tutti. 



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