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FINANZA/ Bagnai: Lettonia, un "suicidio" che mostra i limiti dell'euro

Dal 1° gennaio la Lettonia è il 18° Paese dell’euro. Sembrerebbe un segnalo di buona salute per la moneta unica europea. ALBERTO BAGNAI ci spiega perché non è così

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Dal 1° gennaio la Lettonia è il 18° Paese dell’euro. Un segnale, si direbbe, di buona salute della moneta unica. Tuttavia, per Alberto Bagnai, professore di Politica economica all’Università G. D’Annunzio di Pescara, l’ingresso della Lettonia ha un valore puramente propagandistico. «In realtà - sostiene in questa intervista - quel Paese oggi è un esempio della tragicità dei costi sociali che la svalutazione interna impone». Dal punto di vista economico quello della Lettonia è un puro suicidio. «La Lettonia rimane un Paese che essendo vissuto per 6-7 anni su un massiccio afflusso di capitali esteri si trova adesso fortemente indebitata. E nel momento in cui entra in una valuta forte come l’euro si troverà a dover restituire quei debiti in una valuta forte». Al Bagnai abbiamo chiesto se ci saranno inversioni di tendenza nel 2014. «Bisognerà vedere che atteggiamento avrà la Germania prima e dopo le elezioni europee». «In realtà - conclude - credo che siamo su una dinamica esplosiva e che alla fine questo grande non senso economico che è l’euro scomparirà per il benessere di tutti».

 
Dal 1° gennaio la Lettonia fa parte dell’euro. Si direbbe un segnale di buona salute della moneta unica. Che anno sarà il 2014 per l’euro?

Se va bene per l’euro, andrà male per l’Italia. Dato il clima festivo, anche se triste in realtà per molti, potremmo cavarcela con questa battuta.

 

Torniamo alla Lettonia.

L’ingresso della Lettonia ha ovviamente un valore di segnale propagandistico. Servirà a dire: guardate c’è qualcuno che vuole entrare, quindi le cose vanno bene. Basterà far osservare che la Lettonia è un Paese piccolissimo, con un passato da colonia dell’ex impero sovietico e, per tutta una serie di motivazioni politiche, ha voglia di dare a se stessa un segno di affrancamento. Ma queste motivazioni probabilmente sfuggono a una logica puramente economica. Faccio solo un contro esempio.

 

Prego.

 Un Paese non molto lontano dalla Lettonia, la Polonia, che è più grande e ha tutt’altro peso economico, oltre a una certa volontà di indipendenza, ha procrastinato credo sine die l’adesione all’euro. Il fatto che un Paese con un peso economico quasi irrilevante come la Lettonia voglia aderire mentre un Paese con peso più significativo sia prudente la dice lunga. Ci sono poi altre considerazione da fare.

 

Quali?

I motivi per i quali l’euro è, diciamo così, contrario al processo di integrazione europea sono ormai evidenti. Impedendo un riallineamento dei cambi fra i paesi con i quali commerciamo di più, che sono i nostri vicini, ci obbliga di fatto a fare una specie di austerità competitiva, tagliando i salari: non potendo rianimare le esportazioni riallineando il cambio, dobbiamo uccidere le importazioni togliendo soldi ai cittadini. Naturalmente se cominciano a farlo tutti - in effetti noi stiamo facendo una politica di austerità competitiva gli uni contro gli altri - si uccide il mercato interno. Questo lo facciamo perché c’è l’euro che ci mette insieme per poter godere di un mercato interno florido che ci permette di evitare di ricorrere al resto del mondo. Ma con l’euro questo vantaggio è completamente annullato. Inoltre..

 

Inoltre?