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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ 2014-18: le ragioni per una (nuova) guerra mondiale?

Cent’anni fa scoppiò il primo terribile conflitto mondiale. PAOLO RAFFONE ci spiega come anche attualmente ci siano situazioni pericolose e potenzialmente esplosive

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Le guerre non sono mai scoppiate per caso. La casualità non sembra esistere neppure nei fenomeni naturali. Infatti, le ragioni per le prime come per i secondi sono da trovare negli squilibri di un ordine che al massimo della sua tensione si rompe per cercare un nuovo equilibrio. L’energia che si libera in una deflagrazione crea, quindi, le condizioni per il futuro nuovo ordine, sia esso umano o naturale. La durata e l’intensità del passaggio tra il vecchio e il nuovo ordine dipende da molte variabili, spesso non preventivamente prevedibili o calcolabili.

Non si tratta di un’anticipazione del prossimo film sulla fine del mondo e neppure dei segreti di Fatima o delle profezie di Nostradamus. L’analisi che segue non è una previsione, ma solo la constatazione di fatti reali che si stanno velocemente addensando e aggravando. Fatti reali che delineano delle tendenze che, senza variazioni significative, creano le condizioni per una deflagrazione mondiale.

Dopo la fine della Guerra fredda nel 1989, l’Occidente ha tentato di consolidare la propria egemonia mondiale con alcune operazioni degne del dottor Stranamore: la creazione dell’Unione europea, economica e monetaria, dai contorni politici e geografici indefiniti, con il corollario dell’inizio del rinnovarsi delle tensioni geopolitiche intra-europee, particolarmente franco-anglo-tedesche; la disintegrazione dell’esperienza politica della Yugoslavia e del movimento dei Non allineati, con il corollario della prima guerra del Golfo che voleva stabilire una nuova Pax sunnita in Medio Oriente; l’imprudente e parziale cooptazione della Russia post-sovietica nella sfera di influenza occidentale, con il corollario della creazione di gigantesche concentrazioni di ricchezza nelle mani di pochi abili oligarchi e delle mafie; la creazione del mercato mondiale di libero scambio (dal Gatt all’Omc), con il corollario dei primi accordi commerciali con la Cina e dell’inizio della delocalizzazione massiccia della produzione secondo le logiche del massimo profitto; la trasformazione del modello capitalistico occidentale da industriale a finanziario, attraverso la deregolamentazione bancaria, con il corollario della creazione di enormi “bolle” speculative senza alcuna capacità di controllo da parte degli Stati; l’improvvisa e significativa svalutazione del dollaro americano (30%), che per salvare la base industriale nazionale ha installato le basi della recessione in Europa, con il corollario di un lungo periodo di economia di “guerra al terrore” basata sulla creazione di debito pubblico; la progressiva rinazionalizzazione della politica internazionale, con il corollario dell’emergere di nuove autocrazie e teocrazie capitalistiche a scapito del processo di pace e democratizzazione; il progressivo e costante riarmo e proliferazione chimica e nucleare, con il corollario di una quasi guerra mondiale in Siria e Iran; la guerra valutaria innescata dalle svalutazioni mascherate da “stimolo alla crescita” (Quantitative easing) negli Usa, Giappone e Regno Unito, con il corollario nervoso della Cina rischia di creare le basi per inedite alleanze mondiali anti-occidentali.