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SPY FINANZA/ La bolla pronta a scoppiare in Europa

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Questo quanto scritto nello studio: «Anche gli attuali tassi di bassa inflazione pongono rischi esistenziali per l’area della moneta unica. Stando al pricing del mercato, l’inflazione italiana dovrebbe restare al tasso medio dello 0,8% per i prossimi tre anni. Se questo accadrà davvero, il debito italiano entrerà in una traiettoria insostenibile». Calcolando che negli ultimi tre anni, il debito pubblico del nostro Paese è passato dal 119% al 133% attuale grazie alle politiche di austerity che hanno devastato il denominatore della crescita, c’è poco da stare allegri. Ma, come già detto, non vale solo per l’Italia questa dinamica: vale per il Portogallo di cui abbiamo parlato sabato e per la Grecia, tanto che la Fathom nel suo studio si chiede ironicamente come il premier, Antonis Samaris, possa dire che Atene si è lasciata la crisi alle spalle, quando la ratio del debito pubblico sta galoppando verso il 170% del Pil.

Insomma, senza un meccanismo di trasferimento fiscale, l’eurozona automaticamente sarà intrappolata in un loop dove le nazioni in crescita avranno tassi di interessi reali sempre più bassi e tali da alimentare la bolla, così fino a quando questa scoppierà. Di converso, le nazioni in crisi conosceranno tassi di interesse reali sempre più alti che le spingeranno in una deflazione sempre più profonda, aggravandone la crisi. Un processo autoalimentante che diviene più pericoloso in base allo stock di debito con cui si devono fare i conti. Per la Fathom, «questa instabilità insita può rimanere in sonno fino a quando le cose vanno bene, ma alla fine si rivelerà sempre nella sua complessità e pericolosità».

Insomma, o Unione bancaria o Eurobond, per la Fathom non ci sono altre soluzioni per eliminare alla radice gli squilibri insiti nell’unione monetaria. Stranamente, due proposte cui la Germania ha già opposto due netti no. Che fare, quindi? Una politica monetaria ultra-espansiva, incoraggiando le nazioni più forti alla reflazione e nel contempo dando vita a un programma di acquisto obbligazionario non sterilizzato. E sapete quali bonds dovrebbe comprare maggiormente la Bce per la Fathom: Bund. Il tutto per raggiungere l’obiettivo prefissato di inflazione al 2% e quello di creazione di massa monetaria M3 al 4,5%. Ma forse l’idea che potrebbe solleticare Mario Draghi in caso di attacco speculativo sull’obbligazionario sovrano è quella di acquistare bond di tutti i diciotto Stati in base al Pil o alle necessità per ricreare un margine di sicurezza contro la deflazione.

Lo farà? Fino a dieci giorni fa avrei detto no, senza alcun dubbio. Ma con quello che sta per arrivare sui mercati, non lo posso più escludere a priori. Anzi.

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