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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ La via finlandese che può aggiustare l'euro

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È molto difficile far funzionare un’unione monetaria con paesi, e politiche economiche, così differenti. Nella mia vita adulta ho visto saltare 15 unioni monetarie, sovente da un giorno all’altro, non sempre a mercati chiusi. Le più ampie furono la zona della sterlina nel 1967 e l’area del rublo nel 1990. Ne ho visto sorgere una sola: quella dell’euro, nata sulla scia della riunificazione tedesca che la Francia temeva non avrebbe reso fattibile la continuazione dell’applicazione del Trattato del Louvre del 1987. Nessuna di queste unioni monetarie teneva conto degli aspetti di fondo della teoria e dell’analisi economica.

Ho avuto la fortuna di studiare con Robert Mundell, il Premio Nobel che ha formulato la teoria dell’area valutaria ottimale, con Randall Hinshaw, l’artefice del ritorno alla convertibilità nei paesi area Ocse, e Isaiah Frank, che, alternando carriera accademica con incarichi pubblici, è stato sottosegretario di Stato per gli affari economici negli anni in cui si preparava la crisi che portò alla fine del “regime” monetario detto di Bretton Woods. Oggi sta aumentando il divario tra paesi del Nord e del Sud Europa, come previsto vent’anni fa da un saggio di Martin Feldstein e da uno di Alberto Alesina, Enrico Spolaore e Romain Wacziarg. Ora lo conferma un recente documento della Banca nazionale del­le Finlandia, Paese poco tenero con i “meridionali” dell’euro.

Il Premier finlandese vuole rinegoziare il Trattato di Maastricht perché nel­l’area dell’euro sta aumentando la divergenza tra paesi che cre­scono e paesi che si contraggono. La moneta unica - dice il tito­lo del lavoro - sta unendo o dividendo quel che resta dell’Ue? Utile la proposta di Jean Pisani-Ferry, direttore di un gruppo di economisti europeisti detto “Bruegel” . Ci sono - ha scritto - due possibilità: un “salto” verso l’unione politica oppure un’unione economica decentralizzata i cui gli Stati abbiano piena sovranità in materia di politica di bilancio e dichiarino lo stato d’insolvenza se non sono in grado di fare fronte al debito, in modo che pure le banche vivano e imparino a valutare il rischio. Si avrebbe una moneta unica senza una vera unione monetaria. Verrebbero penalizzate non solo le banche, ma anche i governi.

È certo comunque che non sarebbe proponibile “morire di Fiscal compact” con manovre finanziarie di 50 miliardi di euro l’anno non appena riprenderà la crescita e non si potrà fare appello a circostanze “eccezionali” per non ridurre drasticamente il debito pubblico. 

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COMMENTI
14/01/2014 - Solo l'imprevisto ci salverà. Speriamo! (Carlo Cerofolini)

Con l'Ue a trazione germanica e considerata la classe politica e dirigente che abbiamo, è chiaro che solo l'imprevisto ci salverà. Speriamo!

 
14/01/2014 - Vie e profezie (Diego Perna)

Beati quelli che sono certi che ci sarà la crescita, almeno così vedranno risorgere Monti che riuscirà come Superciuk a togliere ai poveri per dare ai ricchi, con il consenso di tutti i filoeuro come moneta da cui non si torna indietro a costo di morire di fiscal compact. È sicuro che il sistema potrà continuare ad esistere o collasserà e diverrà polvere , cioè la realtà ricomparirà come per miracolo? P.S. oggi mi sento molto profetico Buona giornata