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SPY FINANZA/ La "scommessa" sospetta sull'Italia dietro il rialzo della Borsa

Pubblicazione:martedì 14 gennaio 2014

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Una grande banca europea stava forse andando sott’acqua nel weekend? Oppure il fatto che sul mercato stia per abbattersi un’altra tempesta non è convinzione solo del sottoscritto ma anche dei cosiddetti “regolatori”? Difficile trovare altra spiegazione a quanto accaduto domenica, quando con una mossa a sorpresa il Comitato di Basilea è venuto incontro alle forti pressioni delle grandi banche, rendendo meno pesanti le nuove regole sul leverage, gli indicatori per il calcolo della leva dell’indebitamento. Il gruppo di supervisione del Comitato di Basilea (Ghos) ha infatti raggiunto un accordo sulla definizione comune dell’indice di leva finanziaria che dovrebbe essere introdotto come strumento di vigilanza a partire dal 2018.

Di cosa si tratta? Attualmente è previsto che, nell’ambito degli accordi di Basilea3, la ratio venga monitorata ma senza rappresentare uno strumento di vigilanza, con un limite minimo al 3% (leva 33,3 volte). Le novità principali riguardano la possibilità di compensazione fra le posizioni in derivati lunghe/corte sulla stessa valuta e la deduzione dei margini versati, il cosiddetto netting. Si tratta di modifiche che dovrebbero migliorare la leverage ratio, rendendone l’impatto più soft, soprattutto per le banche particolarmente esposte all’attività di investment banking in Europa. Insomma, una misura ad hoc per i grandi gruppi, francesi e tedeschi in testa.

Le banche italiane hanno infatti una leva molto bassa, visto che si stima una leverage ratio 2014 Basilia3 cosiddetta “fully phased” del 4,6%, circa 60-80 punti base sopra la media europea, quindi l’impatto positivo delle modifiche è marginale: la banca che dovrebbe comunque maggiormente beneficiare di queste novità è Unicredit e in misura minore Intesa Sanpaolo. I grandi gruppi, appunto. Un quarto dei quali, stando a dati pubblicato proprio dal Comitato di Basilea lo scorso settembre, il prossimo giugno avrebbe fallito lo stress test sul limite di leverage entrato in vigore alla fine del 2012. Quindi, si cambiano le regole in corsa per evitare guai. E la Borsa si impenna, come diceva un vecchio motto satirico di una trasmissione tv.

Non è andata proprio così, invece. Al netto di una notizia che dovrebbe mettere il turbo ai listini, visto il peso che il comparto bancario ha nei principali indici, le Borse del Vecchio Continente ieri erano positive ma tutte sotto il mezzo punto percentuale di rialzo a metà giornata di contrattazioni. Strano, molto strano. Perché verrebbe da pensare che la decisione, certamente gradita alle banche che da mesi fanno lobbying per ottenerla, sia stata presa in fretta e furia domenica perché c’erano sui mercati i timori per un “black Monday”, un lunedì nero che portasse a un crollo dei listini. Perché? Ricordate tutti gli articoli che ho dedicato al margin debt? Bene, c’è timore che stia arrivando la resa dei conti per quelli che un amico chiama “i furbetti del carry trade”: ovvero, le margin calls.


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