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Economia e Finanza

FIAT/ Giannino: 100 anni di aiuti e ora il Lingotto "abbandona" l'Italia

Sergio Marchionne e John Elkann (Infophoto)Sergio Marchionne e John Elkann (Infophoto)

Sulla Juventus, La Stampa e così via. Marchionne è un ottimizzatore. Ha sempre guardato a questa sfida che sembrava impossibile nel 2004 e che alla fine è riuscito a vincere: trasformare cioè la crisi della Fiat, sommata al fallimento e al salvataggio pubblico di Chrysler, in ciò che in cento anni la Fiat non era mai riuscita a fare, avere cioè un orizzonte mondiale. In altri paesi, quando c’è una storia così lunga di intrecci, di aiuti, di sussidi ecc, c’è un altro tipo di rapporto.

 

Da noi cos’è successo?

Da noi c’è stata una cesura. E per come la penso io, è giusto che sia così. Che non significa dimenticare tutto quello che l’Italia ha rappresentato per Fiat, che evidentemente non sarebbe stata quello che è stata senza che la politica per cento anni avesse concentrato i suoi sforzi per tutelarla. Se non avesse impedito sistematicamente ogni ingresso di aziende concorrenti sul mercato di produzione italiana. Ancora oggi sono tra i pochi che sostengono che fu un grave errore di cui oggi raccogliamo amaramente i frutti. L’errore per cui il sistema dell’automotive italiano è in ginocchio. Visto che in Italia produciamo poco più di 350mila vetture, mentre la Spagna ne fa 2 milioni e mezzo e Toyota da sola in Gran Bretagna ne assembla 2 milioni e rotti. È successo anche pochi anni fa.

 

Quando?

Quando, nel 2009-2010, Volkswagen manifestò un interesse per Alfa Romeo; non mi pento affatto di aver sostenuto che sarebbe stato più utile invece di continuare a pietire in ginocchio “diteci cosa fate degli stabilimenti italiani”. Un mercato che continuava a perdere è stato tenuto in piedi con il sistema degli ammortizzatori pubblici: questo è quello che la politica è riuscita a ottenere. Anzi, su Termini Imerese neanche quello.

 

Era meglio cedere l’Alfa a Volkswagen?

Almeno avremmo avuto un grande produttore che metteva piede nel nostro Paese. Basta vedere i volumi e gli utili che fanno con Audi. Invece, anche in quel caso la politica ha deciso diversamente. Ovviamente, non si trattava di espropriare Fiat di Alfa e darla ai tedeschi. Significava impostare un ragionamento diverso con l’azienda.

 

Ancora ieri a Detroit Marchionne ha ribadito che “fino a che ci sarò io l’Alfa Romeo si produrrà solo in Italia”

Questo “fino a quando ci sarò io” va letto in due modi.

 

Quali?

A Torino c’era qualcuno pronto a considerare l’offerta di Volkswagen. Marchionne invece se l’è voluta tenere come marchio da giocare con l’operazione Chrysler per entrare nel segmento più elevato. In ogni caso Marchionne dice la verità: “Finché ci sono io”. Quando Fiat-Chrysler avrà un capo azienda americano, perché questo è il futuro tanto per essere chiari, a quel punto verrà meno del tutto il ragionamento per cui il rilancio dell’Alfa - tutto da vedere e sul quale sono molto scettico - si farà solo producendo in Italia.

 

Come cambierà lo scenario?


COMMENTI
15/01/2014 - Dietrologia. (luciano dario lupano)

Aiuti? Quando la Fiat, per motivi storici di mancata produzione, avrebbe dovuto disfarsi di migliaia di Dipendenti i Sapientoni, che non c'erano o se c'erano facevano finta di non vedere, cosa avrebbero suggerito? Non si puo' avere la moglie ubriaca e la botte piena cioe' Ditta privata ma tappabuchi di politicanterie varie, altrimenti come è avvenuto la Collettivita' ne paga il prezzo! Ripassatevi gli Anni 70 e onestamente ne trarrete le conclusioni ed infine gli Italiani siano piu' orgogliosi dei loro prodotti perchè con un mercato interno inesistente non si va da nessuna parte e Marchionne/CDA lo sanno!