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FIAT/ Giannino: 100 anni di aiuti e ora il Lingotto "abbandona" l'Italia

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Sergio Marchionne e John Elkann (Infophoto)  Sergio Marchionne e John Elkann (Infophoto)

Fiat “un esempio di interazione costruttiva con la politica”. “Negli ultimi 10 anni ha investito in Italia senza chiedere niente al governo”. Lo ha affermato lunedì il presidente di Fiat, John Elkann, al Salone dell’Auto di Detroit. “Quello di cui sono abbastanza sicuro - ha aggiunto - è che il vertice della nuova società sarà composto da Marchionne e dal sottoscritto. Non cambieranno presidente e amministratore delegato”. A Oscar Giannino, giornalista economico, abbiamo chiesto di ripercorrere l’ultimo decennio della Fiat in Italia, analizzandolo criticamente. Ecco cosa è emerso. «Non si può proprio dire che la Fiat sia un modello nei rapporti con la politica: non lo è stata nei cento anni precedenti e non lo è stata neanche in questi ultimi dieci». In più: «Chi in Italia si aspettava - Della Valle, per capirci - che dopo il successo dell’operazione Chrysler ci fosse una sorta di restituzione ex post, anche solo di una parte degli smisurati aiuti che nei 100 anni precedenti a questi ultimi dieci le politiche pubbliche di protezione, incentivo, sussidio hanno riservato a Fiat si sbagliava».

 

Perché si sbagliava?

Perché Fiat non ragionerà così. E, in effetti, pare che Fiat non ragioni così, non abbia ragionato così e non intende ragionare così. Naturalmente bisogna distinguere.

 

Cosa?
Da una parte ci sono gli azionisti che sono espressione della continuità aziendale. Il ragionamento che si tende a fare su Marchionne in realtà andrebbe posto su di loro che, per così dire, sono espressione della consapevolezza storica. “Io non c’ero”, dice Elkann nei decenni in cui le politiche erano tutte incentrate a tutelare il produttore nazionale. Non c’era, ma è espressione della continuità di quel tipo di azionariato. È tuttavia evidente che questo ragionamento non ha mai fatto presa sugli azionisti.

 

Non è mai cambiato l’atteggiamento degli azionisti Fiat nei confronti degli aiuti di Stato.

Gli azionisti si sentono del tutto immuni dal dover considerare in qualche maniera tutto ciò che nei cento anni precedenti, sbagliando clamorosamente dal mio punto di vista, la politica italiana ha riservato alla tutela della Fiat. Non sono quindi sorpreso: dire che Fiat negli ultimi dieci anni è stata un esempio di interazione positiva con la politica è una “singolarità” se si guardano i cento anni precedenti. Marchionne in questo è più coerente.

 

In che senso?

Quando arrivò alla Fiat nel 2004, con l’azienda al pre-default come lo fu di nuovo, quasi, nel 2009 Marchionne si rese conto che i margini delle politiche di incentivo agli acquisti in Italia erano finiti. Si era proceduto con una tale generosità che lo Stato non ce l’avrebbe più fatta. Disse che a quegli incentivi bisognava rinunciate perché drogavano il mercato e il colpo di frusta che davano negli anni successivi nel far cadere i volumi, come si è visto, era ancora più forte dell’effetto della crisi.

 

Non aveva tutti i torti.

Marchionne ha sempre ragionato in un altro modo. Personalmente tendo a non colpevolizzarlo mai quando si parla del rapporto tra l’azienda e l’Italia. Marchionne non ha mai nascosto, riservatamente, i suoi dubbi sul fatto che si dovesse rimanere col perimetro produttivo in un Paese che da molti anni vedeva gli stabilimenti perdere: gli stabilimenti italiani stavano in piedi solo grazie ai margini che l’impresa, quando andava bene, faceva in Brasile e in Polonia. Come non ha mai nascosto fin dall’inizio i suoi dubbi su tante altre cose.

 

Ad esempio?



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COMMENTI
15/01/2014 - Dietrologia. (luciano dario lupano)

Aiuti? Quando la Fiat, per motivi storici di mancata produzione, avrebbe dovuto disfarsi di migliaia di Dipendenti i Sapientoni, che non c'erano o se c'erano facevano finta di non vedere, cosa avrebbero suggerito? Non si puo' avere la moglie ubriaca e la botte piena cioe' Ditta privata ma tappabuchi di politicanterie varie, altrimenti come è avvenuto la Collettivita' ne paga il prezzo! Ripassatevi gli Anni 70 e onestamente ne trarrete le conclusioni ed infine gli Italiani siano piu' orgogliosi dei loro prodotti perchè con un mercato interno inesistente non si va da nessuna parte e Marchionne/CDA lo sanno!