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SPY FINANZA/ La Germania prepara la guerra a Draghi (e all'Italia)

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Ma c’è dell’altro dal fronte europeo, notizie che difficilmente vi verranno riportate dalla grande stampa. Il commissario agli Affari economici, il mio caro amico Olli Rehn, intervenendo all’audizione alla commissione economica dell’Europarlamento, ha reso noto di ritenere che la Troika in futuro debba far parte «del quadro istituzionale europeo nell’ambito di un approfondimento dell’unione di bilancio». Insomma, commissariamento ex ante per tutti. Poi si lamentano se la gente è euroscettica e parla di Unione sovietica europea.

In compenso, l’Italia va benone. Ieri, infatti, si è registrato il nuovo record del debito pubblico italiano, aumentato a novembre di 18,7 miliardi, raggiungendo un nuovo massimo storico a 2.104,1 miliardi. Banca d’Italia, nel Supplemento “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”, spiega che l’aumento è riconducibile principalmente al fabbisogno del mese (6,9 miliardi) e all’aumento (11,5 miliardi) delle disponibilità liquide del Tesoro che hanno raggiunto 59 miliardi. Ma non solo. Sul fabbisogno ha anche inciso per 12,8 miliardi il sostegno finanziario ai Paesi dell’area dell’euro; in particolare, la quota di competenza dell’Italia dei prestiti erogati dall’European Financial Stability Facility (Efsf) è stata pari a 6,7 miliardi, mentre i versamenti della terza e quarta tranche della sottoscrizione del capitale dell’European Stability Mechanism (Esm), effettuati nei mesi di aprile e ottobre, sono stati complessivamente pari a 5,7 miliardi. Insomma, 12,4 miliardi di euro che l’Italia ha versato per garantire ai paesi sotto programma di salvataggio di ricevere la loro tranche con la quale pagare gli interessi sul debito pubblico a soggetti privati detentori e non per rimettersi in carreggiata e uscire dalla recessione, quella che Barroso dice essere finita.

E noi dovremmo prendere ordini da Bruxelles e dalla Germania? Dovremmo permettere alla Bundesbank di mandare scossoni sul mercato obbligazionario sovrano con le intemerate da falco della sua numero due? Con quello che versiamo per garantire a banche e fondi di veder onorati i loro coupon e cedole? Io davvero non capisco cosa aspettiamo ad alzare la voce, poi però prendo in mano un quotidiano - uno a caso - e vedo che le principali preoccupazioni sono la legge elettorale, il caso De Girolamo e un po’ più defilato il Jobs Act del Pd: a quel punto, non mi resta che ammettere che ci meritiamo di essere commissariati.

Nel frattempo, però, il Paese è fermo, la domanda interna schiantata, i consumi ai minimi. Ieri l’Istat ha confermato che il tasso d’inflazione medio annuo per il 2013 è pari all’1,2%, in decisa frenata rispetto al 3,0% registrato nel 2012. Si tratta del livello più basso dal 2009, ovvero da quattro anni: il tasso risulta di due volte e mezzo inferiore a quello dell’anno precedente, due volte e mezzo! Le decelerazioni più marcate riguardano i prezzi dei trasporti (+1,2%, da +6,5% del 2012), dell’abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+2,1%; era +7,1% il precedente anno), delle bevande alcoliche e tabacchi (+1,4%, da +5,9% del 2012), dei servizi sanitari e spese per la salute (+1,5%, da +4,3% del 2012) e dell’abbigliamento e calzature (+0,3%; era +2,2% nel 2012). L’Istruzione è stata l’unica divisione per la quale si rileva una accelerazione nella crescita dei prezzi (+2,5%, dal +2,3% del 2012). Si è accentuata sensibilmente la flessione in media d’anno dei prezzi delle comunicazioni (-5,1%, da -1,5% del precedente anno). Insomma, inflazione a questi livelli significa domanda a zero, consumi a zero, Paese in ginocchio. Ma alcuni lettori, soprattutto la scorsa settimana, hanno ricominciato a bacchettarmi per il mio presunto pessimismo - che io chiamo realismo -, invitandomi a guardare anche i dati positivi che ci sono, i primi vagiti di ripresa ed enfatizzarli.



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COMMENTI
15/01/2014 - Bah (mario Guereschi)

Parlare di ottimismo o pessimismo mi sembra un dibattito inutile. Questo è realismo: nessuno assume, speriamo che non sia anzi ... Un tempo avevamo per politici dei "galli" ora abbiamo solo dei "capponi" mandati da Bildenberg, Standard & poor ed accoliti vari, cosa ci possiamo fare. Quello che mi meraviglia (o meglio non mi meraviglia) è la sottomissione del Presidente Napolitano.

 
15/01/2014 - La crisi alle spalle (Diego Perna)

Beh, avere la crisi alle spalle non é certo il massimo, sopratutto se pensiamo al cetriolo globale di Guzzanti che imitava Tremonti, in una straordinaria parodia di qualche anno fa. Ma io ormai capisco che la crisi che fa più male è la disoccupazione e le conseguenze di quest' ultima sulle famiglie, che purtroppo non si vede come il segno rosso sugli indici delle borse o degli spread. Ciò infatti che catalizza l' attenzione del mondo finanziario, fatto da banche e grandi imprese nonché investitori per mestiere, sono soltanto gli indici e le prospettive di guadagno o meno su bond , azioni ecc. E siccome sono questi ultimi, si ammetta o meno a guidare le sorti dei paesi, come Lei afferma alla fine, con il beneplacito delle comoditá delle ns caste dirigenti, non credo potremo tornare per questa strada ad essere nuovamente protagonisti del destino del popolo. L' unica strada che rimane è cominciare a pregare la Madonna i Santi e il Padre Nostro perché facciano loro ciò che i potenti non vogliono ovviamente fare, non vedo al momento e dopo tutti questi anni di fronte alla crisi e a chi l' ha gestita, altre alternative. Ciò non significa smettere di cercare di capirne il motivo, è questo il compito che ci è assegnato come esseri ragionevoli, ma sperare nella politica e nei buoni propositi di Draghi o Barroso o chi per loro,è non solo inutile, ma anche controproducente, figuriamoci in quelli di Renzi, Alfano, Letta, Lupi o Monti, o di tanti europeisti succubi. Buona giornata