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SPY FINANZA/ La Germania prepara la guerra a Draghi (e all'Italia)

Pubblicazione:mercoledì 15 gennaio 2014

L’ho fatto, sono andato a vedere l’unico dato macro che offriva spunti di ottimismo, ovvero il dato della produzione industriale, cresciuta a detta dell’Istat nel mese di novembre addirittura dell’1,4%. Direte voi, bene, sta ripartendo il ciclo produttivo. Sì, nei sogni dell’Istat, perché sempre a novembre - dato Terna - i consumi energetici sono calati del 2% e stando a Banca d’Italia si è registrata la peggiore contrazione del credito all’impresa dall’inizio della crisi: quindi, o in Italia - a mia insaputa - abbiamo scoperto una fonte di energia alternativa all’elettricità (magari ricariche di plutonio come quelle che facevano funzionare l’automobile di “Ritorno al futuro”) e anche una di finanziamento alternativo al sistema bancario per far lavorare le aziende (micro-credito? Baratto? Pagamenti in natura dei fornitori?) oppure una tra Istat e Terna racconta balle. Lascio a voi decidere, io l’ho già fatto. E mi tengo stretto il mio pessimismo.

E sapete perché? Perché nonostante Barroso e Nowotny, sono già tre gli Stati in deflazione conclamata: Grecia, Cipro e Lettonia. L’economia greca è entrata in trend deflazionistico nel marzo 2013 e non si è mai ripresa, tanto che nel mese di dicembre i prezzi al consumo armonizzati Ue sono scesi dell’1,8%, la più lunga striscia deflazionistica dal 1968 e la peggiore da quando Bloomberg raccoglie i dati al riguardo. Basta guardare questo grafico. A oggi, l’economia greca è ancora più piccola del 21,3% rispetto a quanto fosse nel terzo trimestre del 2007, ma nonostante questo i titoli azionari greci sono saliti del 19% negli ultimi nove giorni, ai massimi da tre anni. È come vi dicevo ieri rispetto al trend della Borsa italiana: c’è un progetto di fondo, finanziarizzare la politica, scollegare finanza ed economia reale. I paesi muoiano di riforme e austerity, le banche macinano soldi su soldi. E dettano l’agenda ai politici fiancheggiatori di turno.

 



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COMMENTI
15/01/2014 - Bah (mario Guereschi)

Parlare di ottimismo o pessimismo mi sembra un dibattito inutile. Questo è realismo: nessuno assume, speriamo che non sia anzi ... Un tempo avevamo per politici dei "galli" ora abbiamo solo dei "capponi" mandati da Bildenberg, Standard & poor ed accoliti vari, cosa ci possiamo fare. Quello che mi meraviglia (o meglio non mi meraviglia) è la sottomissione del Presidente Napolitano.

 
15/01/2014 - La crisi alle spalle (Diego Perna)

Beh, avere la crisi alle spalle non é certo il massimo, sopratutto se pensiamo al cetriolo globale di Guzzanti che imitava Tremonti, in una straordinaria parodia di qualche anno fa. Ma io ormai capisco che la crisi che fa più male è la disoccupazione e le conseguenze di quest' ultima sulle famiglie, che purtroppo non si vede come il segno rosso sugli indici delle borse o degli spread. Ciò infatti che catalizza l' attenzione del mondo finanziario, fatto da banche e grandi imprese nonché investitori per mestiere, sono soltanto gli indici e le prospettive di guadagno o meno su bond , azioni ecc. E siccome sono questi ultimi, si ammetta o meno a guidare le sorti dei paesi, come Lei afferma alla fine, con il beneplacito delle comoditá delle ns caste dirigenti, non credo potremo tornare per questa strada ad essere nuovamente protagonisti del destino del popolo. L' unica strada che rimane è cominciare a pregare la Madonna i Santi e il Padre Nostro perché facciano loro ciò che i potenti non vogliono ovviamente fare, non vedo al momento e dopo tutti questi anni di fronte alla crisi e a chi l' ha gestita, altre alternative. Ciò non significa smettere di cercare di capirne il motivo, è questo il compito che ci è assegnato come esseri ragionevoli, ma sperare nella politica e nei buoni propositi di Draghi o Barroso o chi per loro,è non solo inutile, ma anche controproducente, figuriamoci in quelli di Renzi, Alfano, Letta, Lupi o Monti, o di tanti europeisti succubi. Buona giornata