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SPY FINANZA/ Spagna e Italia, i "guai" che lo spread non vede

Pubblicazione:giovedì 16 gennaio 2014

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I tassi, a livello globale, subiranno uno scossone mai visto ed è più che probabile che si tornerà a guardare verso i Treasuries americani e il Bund, dimenticando il carry trade e scegliendo il bene rifugio. Martedì all’asta di Bills a quattro settimane, il rendimento è stato pari a 0,00% ma la ratio domanda/offerta è stata la più alta dal 2011: sta per prendere corpo, già ora che le acque sembrano calme, la rotazione. E con l’Abenomics giapponese che stenta e non poco a raggiungere gli obiettivi prefissati, ovvero creare inflazione comprando qualsiasi cosa si muova sul globo terracqueo, anche gli investitori nipponici potrebbero scegliere non tanto il rendimento, quanto la sicurezza. Tanto più che lo yen si sta apprezzando e molto sia su dollaro che su euro. Inoltre, ormai il gioco è svelato: se si dovesse andare verso una rotazione in grande stile, come pensate che reagirà la grande speculazione sapendo che banche e fondi pensione sono strapieni di debito sovrano dei loro traballanti paesi, magari comprati a 100 sul finire del 2013 e ora in caduta libera, magari già a 60 sull’euro?

Inoltre, ricordate le parole di Sabine Lautenschlager, vicepresidente della Bundesbank, proposta dall’Ecofin come successore di Joerg Asmussen al consiglio esecutivo della Bce, che ho riportato ieri. Avvertendo il Parlamento europeo sui rischi di tassi di interessi bassi, ha sottolineato come alcune misure «dovrebbero finire il prima possibile a causa degli effetti collaterali». E tassi in rialzo, nonostante Draghi abbia assicurato tassi praticamente a zero per un lungo periodo, significherebbero manna per Bund e Treasuries ma sell-off per il nostro debito e quello spagnolo, non più attraente nemmeno per il carry-trade (non essendolo già ora a livello di investimento, stante la situazione macro dei nostri due Paesi). Attenzione, quindi. 



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