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FINANZA/ 1. Così l'Italia può cambiare l'euro (e guadagnarci)

Pubblicazione:domenica 19 gennaio 2014

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Proprio così. Meno di anno fa si è scoperto che i due sostenitori di quel rapporto, gli economisti Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, avevano addirittura sbagliato i calcoli nel foglio excel. La cosa fu scoperta da alcuni studenti di Harvard che hanno sconfessato quel rapporto dimostrando che non è assolutamente vero che esiste una correlazione inversa tra un dato livello di debito pubblico, che non si sa perché l’Europa ha fissato al 60%, e la crescita economica. Anzi, ci sono studiosi che sostengono che fra questi due elementi non esiste alcuna correlazione.

 

È compito della politica cambiare le regole di Bruxelles, no?

Da Prodi a Berlusconi, da Monti a Letta ad Alfano, sono tutti d’accordo nel sostenere che dal 3% del deficit bisogna escludere le spese di investimento: bene, andassero a Bruxelles dicendo che sono disposti a sforare il tetto del 3%, purché quello sforamento vada in investimenti produttivi. Perché l’occupazione non cresce con leggi e decreti ma tramite gli investimenti e l’aumento del reddito. Per questo dico che dobbiamo restare nell’euro, perché stranamente può diventare la nostra forza, per farci finalmente rispettare da Bruxelles. In questo momento se usciamo dall’euro ci indeboliamo. Inoltre, anche il rischio è molto alto.

 

Di che rischio parla?

I paesi dell’Unione monetaria non si sono ancora messi d’accordo su come aiutare un Paese che volesse uscire. Oggi su 500 milioni di cittadini europei ben 140 milioni sono a rischio povertà. Questo è un dato che dovrebbe far riflettere molto.

 

In che direzione bisogna cambiare quelle regole?

Mi lasci aggiungere una cosa.

 

Prego.

Se non sbaglio, nel mondo ci sono 198 paesi: come mai solo 17 hanno queste due regole? Evidentemente gli altri paesi non capiscono nulla di economia, non hanno dei tecnici… A parte gli scherzi, nel 1998, quando nacque la Bce, un gruppo di economisti famosi, compresi alcuni premi Nobel, firmarono un manifesto contro la disoccupazione in Europa. Costoro sostenevano che lo statuto della Bce era sbagliato perché, a differenza di quello della Fed, si occupava solo di lotta all’inflazione e non anche della crescita e dell’occupazione. Dopo tanti anni, il dibattito non è forse lo stesso? Che cioè la Bce non è prestatore di ultima istanza? Una spiegazione può forse essere questa.

 

Quale?

Che molti premi Nobel sono dei “raccomandati”; gli abbiamo dato il Nobel e poi abbiamo fatto esattamente l’opposto! Scherzi a parte, prendiamo l’esempio di Mundell.

 

Il premio Nobel?


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COMMENTI
19/01/2014 - commento (francesco taddei)

bene il deprezzamento dell'euro, ma più debito significa più tasse (per i cittadini) per ripagarlo. e poi per le infrastrutture ci sono i fondi europei, che le regioni pur di non darli senza gestirli loro li lasciano immobilizzati.