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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Così l'Italia può cambiare l'euro (e guadagnarci)

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Esattamente. Robert Mundell vinse il premio Nobel per l’economia nel 1999 scrivendo un articolo sulle aree monetarie ottimali. In quell’articolo, che fu pubblicato molto prima della creazione dell’euro, egli sosteneva che l’Europa non sarebbe mai stata un’area monetaria ottimale, che significa con una moneta unica, per la mancanza di mobilità dei fattori. E noi cosa abbiamo fatto? Gli abbiamo dato il Nobel e poi abbiamo agito al contrario.

 

Tolti quei due “cappi”, del 3% e del 60%, che ci stanno strangolando, cosa bisogna fare?

Come prima cosa dobbiamo rendere più flessibile l’euro. Una delle accuse che viene spesso mossa all’Italia è che, per colpa del disavanzo, sta perdendo competitività. Ma in un mercato con una moneta unica la competitività diventa un elemento fondamentale. Perdiamo in competitività perché la moneta unica non ci permette una certa flessibilità nel cambio. Di questi tempi non si dice forse che l’euro è troppo forte? La Germania invece ha una moneta più debole rispetto al marco. Se l’avesse ancora, gli altri paesi non sarebbero in difficoltà. Gli altri paesi, esclusi quelli dell’unione monetaria europea, ricorrono ancora a operazioni monetarie attraverso le singole banche centrali: noi non possiamo più farlo.

 

Come fare per rendere l’euro più flessibile?

Non tocca a me dirlo, lo devono dire i tecnici di Bruxelles. Sempre che lo vogliano mantenere, ovviamente. Spesso si da la colpa all’Italia dicendo che non fa le riforme. Però quando si parla di competitività non si dice che le regole europee hanno avvantaggiato alcuni paesi, come la Germania, e totalmente svantaggiato altri. È evidente che una nazione più esporta, più accumula risorse più ne ha da dedicare all’innovazione, alla formazione del capitale umano. Chiaramente diventa più competitiva della altre. Bisognerebbe domandarsi anche come si calcolano gli indici di competitività.

 

Perché dovremmo?

È recente la notizia che alcuni indici di compatibilità del 2010 non sono compatibili con quelli pubblicati quest’anno.

 

Perché?

Perché usano criteri diversi. Pensi che ce n’è uno che calcola addirittura il livello della sanità. Per essere comparabili, oltre a essere costruiti allo stesso modo, devono rispettare criteri oggettivi. Se io mi allontano da criteri prettamente economici è ovvio che faccio scivolare verso il basso alcuni paesi rispetto ad altri. E questo oggi ha delle conseguenze.

 

Quali conseguenze?

Arrivano le agenzie di rating che abbassano la valutazione di quel Paese. E questo può avere ripercussioni sullo spread e sulla solvibilità dei titoli di quel Paese. Un meccanismo, quindi, che non è “asettico” ma che danneggia i paesi.

 

(3- fine)

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COMMENTI
19/01/2014 - commento (francesco taddei)

bene il deprezzamento dell'euro, ma più debito significa più tasse (per i cittadini) per ripagarlo. e poi per le infrastrutture ci sono i fondi europei, che le regioni pur di non darli senza gestirli loro li lasciano immobilizzati.