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SPY FINANZA/ Sapelli: un "virus" giapponese minaccia Italia ed Europa

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Dopo la crisi del 2007-2008 la recessione si è propagata in tutto il mondo sviluppato. Gli Stati Uniti l’hanno respinta attraverso lo strumento del quantitative easing. In Giappone nel frattempo il Partito Liberal Democratico di Shinzo Abe ha vinto le elezioni e si è trovato ad affrontare due grandi necessità: riarmare il Paese e uscire dalla deflazione. Per farlo ha inondato il mercato di liquidità, facendo scendere lo yen e portando a registrare deboli segnali di ripresa.

 

Quali interventi risolutivi possono essere messi in atto contro la deflazione?

Sono gli stessi che auspica la Lagarde: mettere meno tasse, allargare la base monetaria, favorire gli investimenti e soprattutto i profitti delle aziende, unitamente all’aumento dei salari. Si tratta delle manovre classiche che aiutano la crescita, tra le quali come è noto c’è anche un po’ d’inflazione. Quest’ultima, pur essendo un’ “illusione finanziaria”, fa alzare i prezzi e quindi i margini di ripresa.

 

Le regole Ue consentono alla Bce questo tipo d’intervento?

Chiaramente le regole europee non consentono questo tipo d’intervento. La Bce è intervenuta ma in modo non efficace. Ha attuato un leggero quantitative easing, ma si è rivolta soprattutto all’acquisto di titoli di Stato e soprattutto a sostenere i debiti delle banche. Questi soldi non sono quindi affluiti nemmeno in minima parte al mercato interno, come le imprese e le famiglie, perché questo sarebbe vietato dallo statuto. Ma anche le stesse misure di Draghi, nell’ottica di un’interpretazione restrittiva dello statuto, sono vietate tanto è vero che la banca centrale tedesca ha sempre protestato contro questi interventi.

 

Avere un debito pubblico elevato produce effetti negativi particolarmente forti quando c’è la deflazione?

Questa idea non ha base scientifica, il debito pubblico è ininfluente. Il Giappone ha avuto la deflazione e nello stesso tempo un altissimo debito pubblico, anche se secondo le regole dell’economia neoclassica avrebbe dovuto non averlo. Il debito pubblico è un fattore endogeno della storia di un Paese, ogni caso ha motivazioni diverse e non si possono stabilire delle correlazioni meccaniche. Tanto è vero che il Giappone, nonostante il suo debito pubblico elevato, ne sta uscendo bene.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
19/01/2014 - Reaganomics si va cercando (Carlo Cerofolini)

In altri termini va semplicemente applicata la Reaganomics che ha come stella polare la curva di Laffer e quindi molte molte meno tasse, che portano a più consumi, più occupazione, più entrate per lo Stato e più benessere per tutti. Molto difficilmente però tutto questo verrà fatto perché i politici e i poteri forti hanno tutto l’interesse ad avere più persone possibili da tenere sotto scacco come sudditi e da clientelizzare, per potersi perpetuare.