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RETROSCENA/ Ecco come si chiuderà l'operazione Fiat-Chrysler

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Fiat (Foto: Infophoto)  Fiat (Foto: Infophoto)

A condizionare le decisioni di Veba ci sarebbero state anche le forti incertezze sia per l’avvio della riduzione degli aiuti all’economia prevista dalla Fed, sia per il riproporsi, all’inizio del prossimo anno, del problema sul tetto debito. Da qui le necessità per Veba di non rischiare e di trovare un accordo con Fiat. Lo stesso vale per i sindacati, viste le prospettive per nulla rosee palesate da Chrysler nel documento S-1 depositato alla Sec (la Consob di Wall Street), dove emergevano tutti i rischi (anche occupazionali per gli operai americani e canadesi) che l’alleanza Fiat-Chrysler avrebbe corso in caso di ritardata fusione.
“Aspetto questo giorno sin dal primo momento – ha dichiarato John Elkann – sin da quando nel 2009 siamo stati scelti per contribuire alla ricostruzione di Chrysler. Il lavoro, l’impegno e i risultati raggiunti da Chrysler negli ultimi quattro anni e mezzo sono qualcosa di eccezionale”.
Comprensibile la soddisfazione dei vertici del Lingotto: l’operazione come ha affermato Sergio Marchionne, può far diventare Fiat-Chrysler “un costruttore di auto globale con un bagaglio di esperienze, punti di vista e competenze unico al mondo”. Se non unico al mondo, sicuramente tra i leader dell’automotive: ciò che Maurizio Landini, Stefano Fassina e Corrado Passera, per citarne alcuni senza scomodare magistrati e giornalisti, non hanno compreso in questi anni. Fiat dovrà rinforzarsi in Asia, dove sconta una debolezza storica, altrimenti non riuscirà a fare quel salto da attore regionale a globale. Quel che è certo, è che il mercato italiano conta sempre meno, soprattutto dopo la scalata al 100% di Chrysler: un altro passo verso l’abbandono dell’Italia?

(in collaborazione con www.think-in.it)



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