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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Grecia, il falso risanamento che fa tremare anche l'Italia

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La Grecia come il Giappone? Non è da escludere, perché proprio il Paese del Sol Levante è la miglior dimostrazione di come le insidie della deflazione siano davvero complicate da superare. E lunghe. L’indice CPI Nationwide Japanese, esclusi cibo e costi energetici, scivolò in territorio negativo nel settembre del 1998, toccando lo 0,1% anno su anno. Non tornò positivo per dieci anni, toccando il +0,1% anno su anno nel giugno 2008. A differenza della Grecia, però, in Giappone la disoccupazione non salì mai sopra il 5,5% in quel periodo. E cosa succede con la deflazione? Si alzano i tassi di interesse reali sul debito greco. Per esempio, stando a elaborazioni di Bloomberg Brief, i tassi di interessi reali nel 2013 sono saliti al 5,7% dal 3,6%, saliranno al 4,8% dal 3,1% quest’anno, cresceranno ancora al 4% dal 2,6% nel 2015 e poi al 3,2% dal 2,1% nel 2016. Questo, utilizzando il deflatore del Pil al -3% registrato nel 2013 e facendolo salire di un punto percentuale all’anno fino a 0 nel 2016.

Ma la deflazione pesa anche sulla crescita del Pil nominale, visto che assunto il dato del deflatore, nel 2013 saremmo arrivati a -7,1% dal -5,3%, quest’anno si scenderà a -1,4% da +0,%, mentre nel 2015 si andrà a +1,9% da +3,3% e l’anno seguente a 3,7% da 4,8%, sempre usando i dati attuali e armonizzandoli alle ultime previsioni di crescita dell’economia greca fatte dal Fmi. Insomma, utilizzando la prospettiva binaria del tasso reale di crescita del Pil e dell’inflazione del Fmi, nel 2016 l’economia greca “varrà” 199,2 miliardi di euro, ma se utilizziamo lo scenario alternativo su numeri reali, il valore scende a 187,5 miliardi di euro. Ovvero, un’economia in piena contrazione che non fa altro se non far crescere l’ammontare del debito sovrano nazionale: stando al calcolo del Fmi, la ratio debito/Pil ellenica nel 2016 sarà del 158,3%, mentre utilizzando lo scenario alternativo sarà del 168,9%.

Con questi numeri, al netto dell’umorismo irresistibile di Samaras, mi spiegate come farà la Grecia ad abbassare il livello del prezzi interni per riguadagnare competitività e contemporaneamente evitare una seconda ristrutturazione del debito sovrano, stante quella ratio e un Pil che non cresce o non cresce abbastanza? Ricordando poi che il 95% del debito greco detenuto in mano estera, ora è di proprietà delle banche elleniche: per la Germania, nonostante le belle parole di Schauble, ora Atene può tranquillamente fallire, senza che Deutsche Bank e Commerzbank paghino conti troppo salati. E ancora, nonostante i giornali abbiano strepitato rispetto l’uscita dalla recessione nel terzo trimestre, l’export è sceso del 12,2% in ottobre, con un calo del 20% delle spedizioni marittime fuori dall’Ue, chiaro segnale che la forza dell’euro sta bloccando qualsiasi tipo di ripresa. Gli investimenti sono scesi del 12,6% e sono al -68% dal picco del 2007, mentre sempre in ottobre la produzione industriale è scesa del 5,2%, un deterioramento netto dal -1,35% di settembre.

Per Dmitris Drakopoulos di Nomura «è naturale aspettarsi che la Grecia ritorni in recessione nel quarto trimestre di quest’anno e nel primo del prossimo». E nonostante si brindi da più parti all’avanzo primario che si starebbe generando, in maggio la Grecia dovrà ripagare 10 miliardi di euro ai propri creditori: quindi, o si genera da qui a sei mesi un surplus mostruoso o facilmente i creditori europei del Paese dovranno immettere nuovo capitale fresco per evitare un’altra crisi.

Ma c’è qualcos’altro che dovrebbe farci riflettere, a tale riguardo. Mentre il mondo saluta come una vittoria l’annuncio da parte del ministro delle Finanze, Stournaras, dell’avanzo primario nel bilancio che continua a crescere, un recente studio ci dimostra proprio come le nazioni in condizioni simili alla Grecia siano più a rischio di fare default proprio nell’anno in cui raggiungono un surplus primario di budget, ovvero quando sono meno dipendenti dai creditori. Detta molto alla buona, il governo greco ha molta meno incentivazione a pagare e rinegoziare con i suoi creditori, quando non ha più bisogno di prendere a prestito da loro per mantenere in piedi il Paese.


COMMENTI
02/01/2014 - BCE e Germania (GIUSEPPE TATANGELO)

Le sue valutazioni e informazioni sono molto chiare ed obiettive, ma non propongono delle soluzioni .Nel caso della Bce che vorrebbe assumere un ruolo da Fed in contrasto con la volontà anti-inflazionistiche della Germania che cosa ne pensa se portassimo " la crisi finanziaria" in Germania. In che modo: rendendo anti-economico il possesso di titoli del Debito Pubblico Tedesco in mano a banche, assicurazioni,cittadini italiani. Sono in attesa di una sua valutazione. Grazie