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GEO-FINANZA/ Così l'Italia può "scappare" dall'Ue tedesca

Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto) Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto)

Intanto, la Commissione europea ha appena pubblicato le previsioni economiche per l’eurozona che per il prossimo decennio indicano una violenta regressione della qualità della vita europea rispetto agli Usa: “Senza riforme strutturali, nel 2023 la qualità della vita degli europei sarà al 60% di quella degli americani. Peggio di com’era nel 1960”. Una tragica ammissione di fallimento del progetto di Unione monetaria, dopo 12 anni dall’introduzione della moneta unica! Ma la dirigenza europea si assolve facilmente addossando la responsabilità solo ai governi nazionali, colpevoli di non aver attuato le riforme proposte nella “strategia di Lisbona”, che prevedeva per il 2010 la realizzazione della “più competitiva e dinamica economia della conoscenza”. Poveri dirigenti dirigisti, sono stati delusi!

Mentre si affilano le armi, per ora elettorali, tra europeisti e nazionalisti, lealisti e arrabbiati, opportunisti e disillusi, nuovi poveri (circa il 12% della popolazione europea sotto la soglia di povertà) e benestanti (circa lo 0,6% della popolazione europea che detiene il 39% della ricchezza), in alcuni paesi la disoccupazione è sotto il 6% e in altri supera il 22%, con punte di disoccupazione giovanile oltre il 45%. Nonostante questa situazione, i governi europei, riuniti in comitati autoreferenziali di esecuzione regolamentare, impongono misure che aumentano la “pressione” europeista perché si compiano d’autorità le riforme strutturali.

Grazie a queste auguste idee, in Italia il gettito fiscale dell’ultimo trimestre è stato molto inferiore alle necessità portando il servizio sul debito pubblico a ben 54 miliardi di euro. Come farà l’Italia dal 2015 a ridurre il debito pubblico di circa 50-60 miliardi di euro all’anno mantenendo anche il pareggio di bilancio sotto il 3% del deficit sul Pil? Sono misure draconiane che ricordano gli eccessi della conferenza di Versailles e, questa volta a parti invertite, rischiano di riproporre reazioni nazionalistiche. Ma l’illusione è quello che conta, non la storia! “L’apparato europeista” ha ottenuto il bel risultato di trasformare la recessione in stagnazione non solo in Italia e Francia, ma i primi segni si vedono anche in Germania, dove la crescita del Pil è scesa al +0,4% nel 2013 (+0,7% nel 2012; +3,3% nel 2011). L’illusione si è trasformata in un incubo! Questi leader europeisti, insistiamo, farebbero meglio a ripassare le pagine della storia che potrebbe insegnar loro le conseguenze politiche, e non solo, della stagnazione.

In questa drammatica situazione europea si sta anche consumando una frattura tra due tropismi geopolitici: l’uno atlantico, sostenuto dagli Usa, dal Regno Unito e necessariamente dall’Italia; l’altro del hertland, sostenuto dalla Germania, Finlandia, Olanda, Austria, e solo opportunisticamente dalla Francia e dalla stessa Italia. Questa frattura è appena malcelata dagli squilli di tromba per il raggiunto accordo sull’Unione bancaria (dicembre 2013). Un accordo programmatico e debole, i cui effetti, se ci saranno, si vedranno dopo il 2026. Invece, un principio politico è stato fissato: il costo dei salvataggi delle banche non è mutualizzato ma resta nazionale, a carico degli azionisti, obbligazionisti e correntisti. Addio alla coesione europea!

Che l’Europa non riesca a salvare se stessa ormai appare evidente ai grandi partner mondiali: Usa, Russia e Cina. Tutti si aspettano un’Europa funzionante, un attore internazionale di peso, per partecipare a costruire la nuova architettura dell’ordine mondiale post-bipolare. L’Amministrazione Obama è esplicita nel chiedere all’Europa coesione, riforme, crescita economica. D’altra parte, pur esistendo alternative globali e transpacifiche, l’America cerca ancora l’Europa come suo partner naturale.


COMMENTI
20/01/2014 - Si scrive Ue ma si legge Urss si salvi chi può! (Carlo Cerofolini)

Con le sue norme dirigiste e vessatorie è chiaro che pur scrivendosi Ue si deve leggere Urss e quindi come quell’aggregazione di paesi, uniti a forza dal comunismo, inevitabilmente imploderà miseramente. Quindi, inutile farsi illusioni, se non vogliamo fare una triste e misera fine, l’unica soluzione consiste nello scendere subito da quest’espresso di Babele eurolandico (copyright M. Thatcher), prima che questo deragli rovinosamente, con noi a bordo.