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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "piano" della Cina può mandare in tilt i mercati

La settimana che si apre oggi vedrà gli occhi del mondo dell’economia e della finanza rivolti verso Davos per il World Economic Forum. MAURO BOTTARELLI ci spiega di cosa si parlerà

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La settimana che si apre oggi vedrà, come ogni anno, gli occhi del mondo dell’economia e della finanza rivolti verso la cittadina svizzera di Davos per il World Economic Forum (WEF), simposio che vede economisti, giornalisti, analisti, politici e investitori incontrarsi per tracciare le linee guida per l’anno appena cominciato. Come sempre, prima che il meeting abbia inizio, il World Economic Forum pubblica un report incentrato su quello che ritiene l’argomento più importante sul tavolo e quest’anno, ancora una volta, si parla di debito sovrano. Per l’esattezza, di crisi fiscali innescate dagli alti livelli di debito nelle economie avanzate, compresi Giappone e Usa, ritenute la più grande minaccia per l’economia globale nel 2014 e potenziali detonatori di nuovi shock a causa della fuga di investitori. Il rischio principale è la creazione di un circolo vizioso di costi dei pagamenti per gli interessi che vadano fuori controllo, stock di debito in continuo aumento e l’ipotesi di un repentino rialzo dei tassi di interesse.

Per il WEF, «questa situazione può rapidamente tramutarsi in una spirale fatale, per la quale i timori che una nazione faccia default sul suo debito divengano una profezia auto-avverante», un qualcosa che potrebbe obbligare i governi «a dolorosi aggiustamenti fiscali per riportare i livelli di debito sotto controllo». Di più, «le economie avanzate rimangono in pericolo di crisi fiscali. Dato che il debito pubblico ufficiale degli Usa è già più del 100% del Pil e il Giappone viaggia con una ratio del 230%, gli investitori a un certo punto potrebbero giungere alla conclusione che questi livelli sono divenuti insostenibili. Nel breve termine, i rischi sono maggiori per le nazioni dell’eurozona, le quali non hanno la leva svalutativa della moneta come opzione per rendere meno traumatico un aggiustamento fiscale».

Sempre per il WEF, le crisi fiscali hanno il potenziale di trasformarsi rapidamente in crisi finanziarie, visto che molto debito governativo è generalmente in mano alle banche dei vari paesi: «Quando il governativo fa default, le risultanti perdite sui titoli di Stato vanno a colpire la solvibilità delle banche. In questo modo, una crisi fiscale può diventare una crisi finanziaria. Ma il nesso causale tra bond governativi e banche che li detengono può intervenire anche al contrario, ovvero con i governi obbligati a salvare le banche più grandi dal rischio di default per evitare una crisi finanziaria sistemica. Ma anche in quel caso, il carico addizionale di debito che questa opzione porta con sé, può comunque tramutare la già precaria posizione fiscale di un Paese in un crisi fiscale a tutto tondo».