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Economia e Finanza

BANKITALIA/ Quote e oro, i pasticci ancora irrisolti della privatizzazione

Il decreto legge riguardante Bankitalia dovrà essere convertito entro il 29 gennaio, ma restano delle perplessità. Ce ne parla MARIO ESPOSITO. Primo di due articoli

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Il “pasticcio” della privatizzazione di Bankitalia è in avanzata cottura: il 9 gennaio il d.d.l. di conversione è stato approvato dal Senato con alcuni, pochi emendamenti che non sciolgono i molti dubbi suscitati dal provvedimento d’urgenza e sui quali chi scrive si era soffermato su queste pagine: ora il procedimento prosegue dinnanzi alla Camera dei Deputati, ma v’è da credere che la ristrettezza dei tempi a disposizione (la data ultima cade il 29 gennaio prossimo) giochi a favore della positiva conclusione dello stesso. Lo scenario si fa anzi ancor più fosco, se si considera, da una parte, che neppure il parere contrario sui presupposti di costituzionalità, espresso dalla 1° Commissione permanente della Camera alta il 4 dicembre 2013, è bastato ad arrestarne il cammino e, dall’altra, che delle proposte correttive formulate dai parlamentari, spesso attinenti proprio agli aspetti più critici dell’improvvida scelta governativa, ben poche hanno raggiunto l’obiettivo prefissato. L’Istituto centrale italiano rischia, dunque, di divenire “la mosca bianca d’Europa” (così il Sen. Mucchetti in un’intervista a La Repubblica del 4 dicembre 2013).

È concreto, però, il sospetto che a un tale risultato - la collocazione, in un punto nevralgico dell’ordinamento, di un ircocervo: un istituto di diritto pubblico (art. 4 d.l. n. 133) con un capitale per la più gran parte in mano privata (il testo licenziato dal Senato non contempla più l’originaria clausola di apertura agli stranieri comunitari, formulata con riferimento alla sola sede legale e all’amministrazione centrale, senza alcuna limitazione in ipotesi di controllo di soggetti comunitari da parte di enti non europei) - si giunga anche a causa (o con l’ausilio) di una vera e propria pania di presupposti e convincimenti erronei, diffusi purtroppo anche in ambienti ministeriali e finanche nell’ambito dello stesso Istituto centrale. Vale la pena, allora, tornare sul tema, provando a disinnescare almeno alcuni degli equivoci che il dibattito - invero insufficiente, se si pone mente alla grande rilevanza dell’argomento - registra.

Il primo punto concerne i requisiti di straordinaria necessità e urgenza che, alla stregua dell’art. 77 Cost. devono sussistere affinché il Governo possa adottare un decreto legge: la loro assenza è, paradossalmente, attestata - come si è già avuto modo di rilevare - dalle premesse dell’atto di emanazione del Presidente della Repubblica, ove si fa riferimento all’esigenza di risolvere una pretesa questione di interpretazione (non solo inesistente, attesa la vigenza dell’art. 20 del R.D. n. 375/1936 e dell’art. 19, co. 10, l. n. 262/2005, entrambi abrogati proprio dal d.l. n. 133/2013, ma in ogni caso non tale da legittimare l’Esecutivo a provvedere, trattandosi di una sedicente questione ermeneutica protrattasi per più di vent’anni) e ad altrettanto asserite esigenze di adeguamento alla normativa europea, con richiamo a disposizioni che in nessun modo interferiscono con l’oggetto della decretazione d’urgenza.

Ma, più ancora, l’assoluta inidoneità di un provvedimento ex art. 77 Cost. a far fronte a questioni tanto complesse e, dunque, lo sviamento della scelta rispetto al fine dichiarato, si apprende con ogni possibile chiarezza dalla relazione del Governatore all’assemblea straordinaria dei partecipanti al capitale di Bankitalia del 23 dicembre 2013, convocata proprio per apportare allo statuto le variazioni conseguenti al d.l. n. 133/2013: dopo aver illustrato i punti qualificanti della riforma statutaria, Visco ha dovuto avvertire che, essendo il decreto ancora all’esame del Parlamento, “qualora la legge di conversione apporti modifiche alle norme primarie che richiedano interventi sulle disposizioni statutarie, sarà necessario convocare nuovamente l’Assemblea, in sede straordinaria, per gli adempimenti di rito”, mentre, già nel testo sottoposto al voto assembleare, anche per aspetti di primario rilievo (capitale e organi) “per assicurare al testo maggiore flessibilità e capacità di adattamento rispetto a eventuali modifiche in sede di conversione del d.l. 133/2013, viene operato un rinvio alla legge per quanto riguarda le categorie dei partecipanti, il limite alla singola partecipazione e il periodo transitorio durante il quale alle quote eccedenti il limite sono riconosciuti i dividendi, con esclusione del diritto di voto”.