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DETRAZIONI FISCALI/ Giannino: da Alitalia e Poste i 500 milioni per evitare il taglio

Pubblicazione:mercoledì 22 gennaio 2014

Fabrizio Saccomanni (Infophoto) Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Riguarda quella che in gergo tecnico viene chiamata tax expenditures che mira a sfoltire le troppo numerose detrazioni e deduzioni vigenti nel nostro ordinamento che si sono accumulate nel tempo, spesso senza un ordine logico ma per accontentare lobby di amici degli amici. Da quando nacque la Commissione Vieri Ceriani, che tre anni fa fece la prima ricognizione e stabilì cosa fare per sfoltire questa giungla di piaceri ad amici, l’idea guida è sempre stata una.

 

Quale?

Che un intervento di quel tipo, di accorpamento e riduzione delle detrazioni, va affiancato a una riforma generale del fisco che veda una diminuzione delle aliquote medie e mediane. Naturalmente, la riforma fiscale non c’è mai stata mentre invece si arriva puntualmente alla clausola di salvaguardia automatica per la riduzione delle detrazioni. Anche il rapporto del Fondo monetario internazionale va inquadrato nella riflessione generale sul sistema fiscale; il Fondo non dice: fatela scattare tra una settimana                         

 

L’impressione è che il rapporto del Fmi venga usato strumentalmente, non è così?

È ovvio che si tratta di una trappola mediatica. Non è che il Fondo monetario dica all’Italia: tra una settimana tagliate tutto linearmente. Fa semplicemente notare che il corpo enorme delle centinaia di fattispecie previste è insensato e, nel quadro di una riforma organica del fisco, andrebbe ridotto.

 

La decisione di procedere con tagli al mare magnum della spesa è una buona notizia, non le pare?

Eviterebbe un’altra barbarie.

 

Quale barbarie?

Il taglio alle detrazioni sarebbe retroattivo, varrebbe cioè per il 2013. Tanto per cambiare, sarebbe l’ennesima conferma che lo Stato mette lo statuto del contribuente sotto i piedi: ad esercizio di reddito chiuso ti dice che i conti che avevi fatto su quanto potevi detrarre sono tutti sbagliati perché nel frattempo è cambiata la norma. Altre strade, come il taglio lineare o quello discrezionale, presentavano comunque difficoltà.

 

Quali difficoltà?

Il taglio lineare avrebbe effetti regressivi sul reddito disponibile degli italiani, cosa di cui non abbiamo certo bisogno visto che abbiamo alzato le accise, l’Iva, tutte cose regressive; mentre una riduzione costruita in maniera discrezionale, che implica delle scelte, avrebbe qualche difficoltà a portare a casa i 500 milioni previsti per questo primo anno.

 

In che modo si potrebbero recuperare quei 500 milioni?


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