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DETRAZIONI FISCALI/ Giannino: da Alitalia e Poste i 500 milioni per evitare il taglio

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Fabrizio Saccomanni (Infophoto)  Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Il governo ha annunciato che il previsto taglio delle detrazioni fiscali non ci sarà. Per evitare che scatti la clausola di salvaguardia contenuta nella Legge di stabilità si procederà invece a una riduzione della spesa per circa 500 milioni. “Il Governo - si legge in una nota del Ministero dell'Economia - ritiene che la sede più opportuna per esercitare l’intervento di razionalizzazione delle detrazioni sia la delega fiscale attualmente in approvazione in Parlamento. A tal fine, anche con l’obiettivo di evitare qualsiasi ulteriore aggravio fiscale, il Governo provvederà, con apposito provvedimento, ad abrogare il comma 576 della Legge di stabilità 2014 e di conseguenza non vi sarà alcuna riduzione delle detrazioni attualmente in vigore. La copertura sarà assicurata incrementando gli obiettivi di risparmio previsti dalla revisione della spesa aggiungendovi, pertanto, le cifre stabilite nel comma 575 della stessa legge”.  Per recuperare quei 500 milioni - suggerisce Oscar Giannino - “«basterebbe tagliare le agevolazioni iva date a Poste e ad Alitalia» come propone l’Istituto Bruno Leoni. 

 

Senza un provvedimento del governo, tuttavia, tra meno di dieci giorni entreranno in vigore i tagli lineari previsti dalla legge di stabilità, non è così?   

Innanzitutto ricordiamo da dove nasce il meccanismo delle clausole di autotutela.

 

Ricordiamolo.

Quel meccanismo nasce col ministro Tremonti sulla base di una comprovata e legittima sfiducia nei confronti della capacità della politica e dei governi di procedere in maniera ordinata nel tempo a riduzioni di spesa tendenziale, attraverso appunto delle clausole di salvaguardia automatica. Peccato che questo fine, giusto e nobile secondo me perché ci cautela, è diventato uno strumento che la politica e i governi hanno ribaltato.

 

Ribaltato in che senso?

Il governo pro tempore in carica dice: siccome le clausole automatiche non le ho stabilite io, la spesa non la taglio e aspetto le ultime due settimane prima che entri automaticamente in vigore la clausola di salvaguardia per alzare le spalle e dire: cosa volete? Mica l’ho stabilito io. Questo testimonia che la legittima sfiducia da cui nacquero le clausole di salvaguardia è finita per diventare una nuova scusa per la politica per non tagliare la spesa. Siamo al classico paradosso italiano: anche quando ci inventiamo le misure di cautela, la cautela viene due volte aggirata.

 

Finora il governo Letta non si è comportato in modo molto diverso.

Spiace dirlo, ma anche il governo Letta fa esattamente parte di quella categoria. La categoria di chi fa finta di non sapere e fa maturare il tempo fino alla penultima giornata. Come puntualmente era avvenuto per l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva. È una pessima abitudine che da ai governi un pessimo voto sulla credibilità.

 

Cosa doveva fare il governo?

Appena un governo entra in carica dovrebbe sapere che è chiamato a tagli di spesa per impedire che scattino le clausole di salvaguardia e non a elaborare i suoi documenti contabili facendoci il conto sopra, facendo finta di scoprirlo la settimana prima. Ma va detta anche un’altra cosa.

 

Prego.


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