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SPY FINANZA/ La "bufera" delle banche fa tremare anche la Germania

Un’altra asta di sterilizzazione della Bce non è completamente riuscita. Per MAURO BOTTARELLI si tratta dell’ennesimo segnale da guardare con grande preoccupazione

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Il redde rationem di cui vi parlo da qualche settimana, è arrivato. Lo so che non sembra, perché la Borsa continua a salire e lo spread resta lì bello placido a quota 200. Ma sta arrivando la bufera. Ieri, come dimostra il grafico a fondo pagina, la Bce ha fallito la quarta asta di sterilizzazione su sei e stavolta si è davvero passato il segno. Non tanto per l’ammontare di bond rimasti nel bilancio della Bce, ma per il disperante dato offerto dalla partecipazione all’asta. Lo scorso 30 dicembre, infatti, furono solo 89 le banche che parteciparono, lasciando un buco da 39 miliardi e segnando il terzo fallimento di fila. Ieri, gli istituti partecipanti sono stati ben 126 e non sono riusciti a sterilizzare acquisti di bond per 177,5 miliardi di euro ma solo per 152,1, lasciando quindi un buco da 25 miliardi di euro nel bilancio della Banca centrale europea.

Reazione del mercato? Zero. Cosa significa questo? Semplice, che le banche europee sono alla canna del gas, ma anche che il mercato non fa una piega perché sta già scontando - e i rally in corso lo confermano - il fatto che la Bce darà vita a un quantitative easing in stile Fed, o comprando direttamente o non sterilizzando come accade ormai da due mesi. Ecco la meravigliosa ripresa che ci spacciano i soloni di Bruxelles, plasticamente rappresentata. Lo dice Mauro Bottarelli? No, lo dice il managing director e capo economista di Deutsche Bank, Peter Hooper, il quale ieri ha chiaramente dichiarato che «la Bce potrebbe muoversi verso il quantitative easing».

Vi rendete conto? Deutsche Bank, la principessa dei senza peccato, che dichiara una cosa del genere? D’altronde, un perdita netta pre-tasse nel quarto trimestre di 1,2 miliardi di euro è cosa poco piacevole, soprattutto se a motivarla ci sono le enormi spese legali per le continue violazione compiute, dal fixing del Libor a quello dell’oro e a quant’altro. Eh già, i maestrini hanno poco da insegnare. E, stante le parole di Hooper, stanno per saltare come tappi di champagne a Capodanno sul loro enorme portafoglio di derivati, roba che un hedge fund è un simposio di educande.

Anche perché è di ieri la notizia del calo a sorpresa in gennaio per l’indice tedesco Zew che misura la fiducia degli investitori e degli analisti finanziari. Con una flessione a 61,7 rispetto al massimo degli ultimi sette anni toccato in gennaio (62) e ad aspettative di un forte rialzo (64) il dato conferma le incertezze che circondano la sostenibilità della ripresa nell’Eurozona e nella sua più importante economia, la Germania. La settimana scorsa l’ufficio federale di statistica aveva annunciato una crescita del Pil inferiore alle previsioni nel 2013 (0,4% contro 0,5%) ed è probabile che molti si attendano nel primo trimestre di quest’anno un effetto di trascinamento negativo sulle dinamiche di crescita. La previsioni per il 2014 vanno da un +1,7% stimato dalla Bundesbank a un +2,5% secondo gli analisti di UniCredit Research.

Negli ultimi mesi a sostenere l’economia tedesca è stata soprattutto la domanda interna e in particolare i consumi, mentre si è indebolito l’export nei confronti dei partner dell’Eurozona, molti dei quali alle prese con elevati tassi di disoccupazione e piani di contenimento o drastica riduzione della spesa pubblica. La stessa Germania sta affrontando un inizio d’anno pieno di incertezze politiche. Dopo il faticoso accordo di Governo tra Spd e Cdu/Csu siglato alla fine del 2013, la Grande coalizione deve ancora dare il via alle riforme promesse, a cominciare dalle revisione del piano energetico nazionale. Una proposta in tal senso, con l’obiettivo di ridurre i costi di finanziamento della transizione verso le energie rinnovabili, dovrebbe essere formalizzata entro la settimana dal ministro dell’Economia e dell’Energia Sigmar Gabriel. È un provvedimento di vitale importanza per l’economia tedesca, poiché il demenziale finanziamento delle rinnovabili attraverso i sussidi pubblici ha reso la bolletta energetica tedesca la più cara o tra le più care d’Europa.

 


COMMENTI
22/01/2014 - i controllori che non controllano! (antonio petrina)

Se poi andiamo ad ascoltare le lezioni dalla crisi del dr sottile (rai economia ) si scopre che il FMI non ha protetto la casa dei pigs : eppure nella favola dei porcellini , la porta quando arriva il lupo viene subito chiusa !!

 
22/01/2014 - Deutche Bank chi?? (Pietro Sita)

Teniamo conto che le banche hanno TUTTE bilanci falsi. Questo è stato concesso loro in parte da una legislazione guidata dalle loro lobby e praticamente è una falsificazione legalizzata. Se non basta la legislazione, tra le pieghe dei bilanci possono fare quello che vogliono. I cosiddetti regolatori sono a libro paga e si guardano bene dall'andare a disturbare il manovratore che li foraggia. Ma oggi parliamo di volta storica nella politica italiana. La vera svolta storica si avrà quando i ladri e i truffatori che guidano i partiti, le lobbies (che in italiano si traduce in MAFIE) e le banche finiranno in galera. Questo furto continuato in Italia è a livelli aberranti, ma è un problema comune a tutti i paesi cosiddetti evoluti (Stati Uniti in testa). Negli Stati Uniti non c'è un solo banchiere che sia finito in galera. Solo Maddoff, ebreo, che ha truffato i fondi del movimento sionista è finito in galera....ma sarà sicuramente una coincidenza casuale.....sarà....