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Economia e Finanza

POSTE ITALIANE/ Debenedetti: i due errori della privatizzazione

Massimo Sarmi, ad di Poste Italiane (Infophoto)Massimo Sarmi, ad di Poste Italiane (Infophoto)

Anche in assenza di espliciti aiuti di stato, un’azienda pubblica distorce il mercato con la sua sola presenza: perché lo stato è più ricco e più potente, se occorre è anche regolatore, e questo concorrenti lo sanno: e quindi la sua sola presenza ha un effetto deterrente rispetto ai potenziali competitori. Quelli onesti, perché invece può essere una tentazione per chi onesto non lo è. E dato che la cosiddetta privatizzazione sarà accompagnata dalla quotazione in Borsa, l’effetto si farà sentire non solo nel mercato dei servizi prestati da Poste, ma anche nel mercato finanziario.

 

La cifra di cui si sta parlando per la privatizzazione di Poste è adeguata?

Il mercato serve per scoprire i prezzi, anche quello di Poste. Sulla base di tutte le informazioni disponibili. Compresa quella di rendite monopolistiche, di sussidi incrociate e così via.

 

Nel momento in cui anche altri Stati stanno privatizzando, la scelta dei tempi del governo italiano non rischia di essere sbagliata?

Al contrario, semmai è un traino. Tutti i momenti sono buoni per privatizzare: ogni operazione va valutata a confronto delle alternative possibili in quel momento.

 

Che cosa ne pensa invece della vendita di Ansaldo Sts e AnsaldoBreda da parte di Finmeccanica?

In generale il discorso è sempre lo stesso: vendere davvero e non far finta. Nello specifico di Ansaldo Sts e AnsaldoBreda mi pare che si tratti di business ben distinti e separati dai settori core su cui Finmeccanica ha deciso di concentrarsi.

 

(Pietro Vernizzi)

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