BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ L’euro è "illegittimo", ecco le prove

Infophoto Infophoto

Il ciclo di crescita e di espansione economica degli anni ’90 avrebbe permesso di realizzare quelle riforme strutturali che erano necessarie e propedeutiche perché potesse esistere l’Uem prevista dal Teu. È giusto ricordare che le istituzioni europee non erano dotate - né in termini di capacità, né in termini di mandato - a poter realisticamente realizzare le riforme strutturali delle economie e delle società dei paesi membri. D’altra parte, gli Stati membri e i governi del tempo continuavano a immaginare che l’Europa fosse quel sistema diplomatico, cooperativo e mutualistico che per 40 anni avevano conosciuto e usato, dai Trattati di Roma in poi.

I fattori geopolitici esogeni all’Europa (fine della Guerra Fredda; guerra in Jugoslavia; creazione dell’Omc) non furono sufficienti a far cambiare di passo ai politici degli Stati membri delle Comunità europee che, sostenuti dalla fede nel roboante mercato finanziario della new economy (le valorizzazioni stratosferiche delle società dell’indotto informatico e Internet), speravano di evitare scelte politiche impopolari come le riforme strutturali. Insomma, la politica di tutti i paesi europei, fatta eccezione per la Germania e il Regno Unito, era tranquillamente adagiata aspettando la “copertura” americana mentre continuavano business as usual.

L’euro che era stato approvato con il Teu non è mai esistito, ma al suo posto, con il regolamento 1466/97 si è introdotta un’altra moneta, anch’essa denominata “euro”, che, pur volendo credere alla buona fede di chi l’approvò, ha contraddetto il Teu perché ha anzi tempo imposto i cambi fissi con l’elusione delle verifiche e delle convalide necessarie, preventive e propedeutiche che la Commissione avrebbe dovuto condurre.

Con il regolamento 1467/97 - regolamento sul deficit eccessivo, modificato nel 2010 dal “Six Pack” approvato dall’Ecofin - è stata realizzata in tutta fretta l’Unione monetaria. L’urgenza, dicono i fautori, era stata dettata dal fatto che i mercati non avrebbero aspettato i tempi comunitari. Secondo altri, fu più determinante la pressione americana che temeva il contagio all’Europa in seguito al crac della finanza asiatica del 1997. Resta il fatto che, ribaltando la decisione politica del Teu, l’Unione monetaria ha anteposto la moneta alle realtà dei singoli Stati membri, obbligando quest’ultimi a conformarsi agli obiettivi di rigore e austerità che, benché previsti programmaticamente dal Teu, sono invece stati rigidamente resi cogenti.

Infatti, non è un per caso che l’Unione monetaria ha previsto una “crescita vigorosa” in sostituzione del citato “sviluppo armonioso” previsto dal Teu. Non può sfuggire la differenza di passo tra un approccio autocratico, il primo, che ha sostituito quello politico, il secondo.

Ricordando che sia la Cee, sia l’Ue sono sostanzialmente costruzioni giuridiche e non economiche, e che solo in forza di questa loro pregnante caratteristica hanno potuto essere sovraordinate alle sovranità giuridiche nazionali, l’attuale costruzione giuridica monetaria europea è inficiata di nullità perché un regolamento (1466/97), fonte giuridica inferiore che non necessita di ratifica nazionale, non può contraddire il dettato della fonte superiore che era ed è il Teu. Infatti, il contenuto del Teu è stato sistematicamente riconfermato e ratificato da tutti i Trattati successivi fino al 2007. Invece, come vedremo di seguito, in forza dei regolamenti 1466/97 e 1467/97, tra il 2010 e il 2012 sono stati adottati una serie di strumenti giuridici che hanno stravolto il modus operandi e gli obiettivi stessi dell’Unione europea.


COMMENTI
25/01/2014 - Con € "illegittimo" tutto è permesso (Carlo Cerofolini)

Se l’euro è "illegittimo" allora tutto è permesso, quindi perché allora non smettere di avere paura di avere coraggio e non denunciare unilateralmente ciò che strangola oltre che noi tutta l’eurozona e quindi porre in essere tutti quei correttivi noti e necessari quali: stop al tabù dell’invalicabilità del 3% deficit/Pil, no al Fiscal compact e sì a eurobond e a Bce che possa battere moneta, ecc.