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SPILLO/ Sapelli: Poste, un'altra privatizzazione senza "cervello"

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La privatizzazione delle Poste è di nuovo una cosa acefala, senza senso e non conduce a una politica industriale. Privatizzare le Poste voleva dire inserirle in un disegno di politica industriale creando una grande impresa di logistica capace di offrire una serie di servizi a piccole e medie imprese che non hanno grandi aree logistiche e non possono fare da sole. Anche questa volta perdiamo un’occasione per il nanismo intellettuale di quelli che stanno al ministero dello Sviluppo economico.

 

Come valuta la decisione di mettere sul mercato la quota del 40% e quella di tenere insieme la parte banca e quella spedizioni?

Penso che sia un grossolano errore. La parte banca andrebbe chiusa ed eliminata, ma non si può chiuderla, è stato un errore farla. Ripeto, la parte spedizione dovrebbe invece diventare una grande impresa di logistica. Anche la decisione di tenere insieme due realtà così diverse è sbagliata. Le Poste infatti sono un ircocervo, uno strano animale che non esiste in nessuna parte del mondo. In nessuna parte del mondo c’è un’impresa postale che governa una banca e nello stesso tempo da il risparmio postale alla Cassa depositi e prestiti. Che non è altro che un artificio contabile per non far entrare gli interventi delle imprese nel bilancio dello Stato. In più…

 

In più?

Le privatizzazioni fatte in questo modo espongono a rischio anche il risparmio che è lì depositato. Siamo veramente in mano a degli incompetenti. 



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
25/01/2014 - commento (francesco taddei)

grazie prof. sapelli. è per ciò che ci ha detto che sono convinto serva per la prima volta in italia un partito della nazione, che metta l'italia al centro e l'europa in sua funzione. come fanno in gran bretagna.