BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ I "messaggi in codice" degli speculatori

Pubblicazione:sabato 25 gennaio 2014

Infophoto Infophoto

Insomma, banche che chiudono e correntisti e obbligazionisti tosati stile Cipro: ora ve lo ha confermato Mario Draghi in persona, spero che questo vi basti per non stare troppo tranquilli. Ma dove la speculazione si è davvero divertita è coi i paesi emergenti, Argentina e Turchia in testa, manipolandone le valute. Giovedì il peso argentino ha registrato un ribasso dell’11%, il maggiore calo giornaliero dalla crisi del 2002 e ieri - con un provvedimento che entrerà in vigore lunedì - il governo argentino ha deciso che alleggerirà l’imposta sul valore aggiunto applicata agli acquisti in dollari e autorizzerà l’acquisto di valuta Usa per i conti correnti di risparmio. Ma come si spiega un calo simile? Semplice, la Banca centrale argentina ha smesso di iniettare liquidità per cercare di sostenere la sua moneta, la lascia fluttuare completamente convertibile sui mercati. Il perché è chiaro, tutelare le riserve valutarie del Paese, scese dai 52 miliardi di dollari del 2009 ai 29 di giovedì scorso, con 120 milioni di dollari spesi soltanto martedì della scorsa settimana per cercare di frenare il calo e altri 80 mercoledì. E con un inflazione che alla fine dell’anno scorso ha toccato il 28,4%, c’è poco da stare allegri.

«Stiamo per vedere un cambio di strategia che punta ad accelerare drammaticamente la svalutazione, più una terapia shock che graduale», ha dichiarato l’analista di Abeceb, Juan Pablo Rondero. E le turbolenze del peso in Argentina hanno immediatamente colpito le banche spagnole, con l’Ibex in rosso da cinque sedute e sotto quota 10.000 punti e i titoli delle aziende più esposte su quel Paese come Bbva (il gruppo bancario ha margini di profitto del 15% dal mercato argentino e ora sconta anche la crisi turca, visto che controlla il 25% di Garanti), Telefónica, Endesa, Gas Natural e Dia particolarmente sotto pressione. Inoltre, sempre giovedì scorso la lira turca è scesa a nuovi minimi nonostante gli interventi della Banca centrale: ha toccato un nuovo minimo storico nei confronti del dollaro a quota 2,33 e a 3,17 sull’euro.

La Banca centrale turca ha speso 2 miliardi di dollari a sostegno della lira turca che continua a risentire degli scandali politici che hanno terremotato il governo di Ankara, ma come dimostra questo grafico senza ottenere risultati: le frecce verdi tratteggiate nel grafico coincidono con gli interventi della Banca centrale turca per sostenere la valuta. Inutili. Ieri il vice-premier turco, Ali Babacan, ha cercato di gettare acqua sul fuoco, dichiarando che la volatilità sul mercato valutario è soltanto «temporanea», ma la Borsa di Istanbul ha perso il 5% in due giorni di contrattazioni e il rendimento del titolo di Stato a due anni è al 10,50%, al massimo da gennaio 2012.

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >